domenica 28 dicembre 2008

NON comprare maxixruciverba a tuo padre per natale se ti sposti per roma in bici.
NON ascoltare la dave matthews band se ti senti anche solo un po' giù. (http://www.youtube.com/watch?v=oQ_Nf7yGxbc)
NON perseverare nel continuare quello che è sbagliato. cancella tutto o prendi un foglio nuovo e ricomincia.
NON dare per scontato niente.
NON ascoltare Agua di Jarabe de Palo.
NON raccogliere informazioni sull'altrui vita con mezzucci idioti.
NON dimenticarti i tuoi sogni, i tuoi obiettivi, chi sei e quanto vali indipendentemente da chiunque altro. smarrisciti per qualche istante nei ricordi e poi riportali alla loro dimensione, che è il PASSATO. abbine cura come ne hai delle vecchie fotografie di cui hai perso i negativi.
NON fumare la sigaretta della sera se hai l'influenza.
NON innamorarti per nessuna ragione del tuo migliore amico.
NON sentirti in obbligo di prenderti cura dell'altrui dolore, se prima non ti sei presa cura del tuo, lo hai inciso, fatto uscire il pus, medicato, disinfettato e lasciato guarire senza tornare a vedere se sta rimarginando infilandoci le tue ditaccia unte di buone intenzioni.
NON metterti nella testa degli altri, che molto probabilmente funziona in maniera prepotentemente differente dalla tua.
NON aspettarti miracoli, o, in generale, non aspettarti niente. dai quello che ti senti di dare senza pensare che potresti avere indietro qualcosa. se dai troppo sei un'imbecille e fammi il piacere di non rompere le palle con le tue paranoie.
NON fuggire la realtà. trova un modo creativo di oltrepassarla, che sia col passo da formica, da barattolo o da gambero. dato che nn si sa quanti passi mancano al castello a cui devo portare l'anello della punta del coltello, meglio non sprecare tempo con enormi montagne di illusioni. la realtà è univoca, la nostra mente no. quello che riguarda il presemte e il passato non da spazio alle strategie, quello che riguarda il futuro richiede, se non un'accurata analisi, almeno una spiccata autocritica, per non crogiolarmi POI nell'illusione di non aver avuto l'intelligenza di cogliere i segnali. i segnali ci sono SEMPRE, se mi spavento di interpretarli, poi non posso piangermi addosso come La Perfetta Imbecille.
NON perdere le occasioni. buttati cazzo. dai. dai. sei una ragazza intelligente, dopo tutto.
NON pensare che le amicizie siano eterne, che un giorno l'uomo che non ti ama inspiegabilmente cadrà ai tuoi piedi e sarete felici e contenti, che sia facile imparare a suonare il violino o a giocare con tre clave. onestà e obiettività. e la testa alta.

giovedì 25 dicembre 2008

scendo dal treno e la prima cosa sono un sacco di stelle. chi le vede mai le stelle, nella lingua di cielo tra il mio palazzo e quello di fronte?

ok. stelle. reminescenze del passato coi pantaloncini blu di velluto a coste.

entro in casa. e nn vedo l'ora di uscire. è la cosa più naturale del mondo agguantare il cane e andare per strada. odore di pane, di camino, di ristorante. dove vivo io solo smog. vabbè. quasi quasi mi viene da consacrarmi a un inno celentaniano piuttosto famoso e dirmi che stavo meglio in paese e la città non fa per me. anche se la sento la pressione sottile delle solite facce nei soliti posti. e io invece che cerco di disperdere e disgregare. come per la bici.

-smontata tutta, so come funziona
-rimontata tutta, so aggiustarla

ergo, io mi devo ancora un po' smontare a pezzettini piccoli/minuscoli/infinitesimali, che mi devo capire PRIMA, poi mi rimonterò, per sapermi aggiustare.

trovare anche che sta cazzo di gelosia che mi sta crescendo dentro ha un suo posto perfettamente logico nei miei meccanismi, e smettere di incazzarmi e non dormire. circa dieci giorni che oscillano tra le due e le cinque ore di sonno.

lunedì 22 dicembre 2008

respirare.

aria dentro-fuori-dentro-fuori-dentro-fuori. sigaretta.

sembra tutto un tempo lontano, questo, senza che si riesca a far volare le parole perchè riempiano lo spazio stretto tra noi due e il balcone. sembra impossibile essere stati, un tempo, complici. sei uno, perso nel mondo, sono una, persa nel mondo.

c'erano i sogni, e c'erano le illusioni. c'era da guardare avanti, perchè c'era tutto quello che poteva essere meraviglioso, senza sfumature oscure, senza nessuna nuvola davanti al cervello.

respirare. ed, eventualmente, provare anche a dormire.

martedì 16 dicembre 2008

piove.
piove.

piove,

pioggia stanca, come se qualcuno abbia imposto al cielo di piovere, e che non ne abbia poi tanta voglia, ma non possa fare a meno di farlo. deve tirare avanti, e piove di una pioggia stanca. le gocce, controluce sull'arancione dei lampioni, sembrano minuscoli insetti in rotta verso l'asfalto. la sigaretta della sera, sul balcone, pensieri che sfrecciano alla velocità della luce. pioggia senza rumore nella città ovattata, che avvolge noi come un bozzolo tranquillo e stanco.

piove.

pioggia come sospiri lenti lasciati a vagare in una stanza col soffitto basso.

sabato 29 novembre 2008

la mia città sfila via di lato al treno, come ogni giorno. ma la destinazione inusuale la fa sembrare diversa. un'altra città. non sono arrivata in stazione in bicicletta. non ho con me le cose per andare a lavorare. le rotiaie, dritte inesorabili, mi portano oggi ALTROVE. anche se queste, in particolare, che passano nella pancia del pigneto, sotto il gasometro, attraverso trastevere e via, parallele al mare fin lassù, sono state l'inizio si viaggi memorabili per motivi diversi. viaggi che continuano a piedi. viaggi in treno verso l'europa sconosciuta. viaggi a fare volare il cuore per occhi e mani solo sognati.

parto ancora da qui. vita nomade, km che passano, fili d'erba e fili dell'alta tensione.

orbetello e la tempesta. fuori dal finestrino, l'intuizione tra il cielo e la terra resta sospesa. il grigio avvolge ogni cosa, pioggia sui vetri. mi viene da restare sul treno fino a torino. [pensiero storto: il macchinista, fuori, che vede?].

lunedì 24 novembre 2008


"Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna
perché l'aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà
sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali"

il buon l. mi manda questo da una canzone che gli piace e, mi dice, lo fa pensare a me.

seguo le correnti d'ali. non conosco la destinazione. mi sforzo di ricordare cosa ho messo nello zaino, spero ci sia tutto... ripasso mentalmente quelle due o tre cose senza cui io non posso partire.

ci sono. il resto è solo la sicurezza per andare, palliativi per sentire la casa ovunque (quale casa? mi sono mai sentita a casa? io?).

in ogni modo, non che in questi mesi sia cambiato molto. mi tengo a rispettosa distanza da quello che può ferirmi, e quello che può ferirmi adesso è un battito di cuore o di ciglia di troppo.

è uno sguardo che arriva un po' più giù a studiare i lembi freschi delle ferite che si stanno rimarginando, e che ogni tanto si riaprono e rifanno male.

fanno uscire i fantasmi e, pazientemente, quelle immagini perdono definizione, allontanandosi di un millimetro alla volta dal presente. pian piano. c'è tempo per imparare a respirare ancora. c'è tempo per studiare strade diverse ma non troppo lontane. coi loro percorsi e i loro riccioli di asfalto, diversi, ma che se proprio non si può fare a meno, che ci sia almeno il modo di guardarsi da un orizzonte all'altro.

intanto i giorni scorrono, al ritmo ipnotico dei pedali, e le discese che amo, che sconvolgono i capelli e fanno svolazzare i lacci della felpa nel vento, sono la droga che mi fa divorare i giorni. pedalare, musica nelle orecchie e naso nel vento. in piedi sui pedali. da sola. una solitudine potente e appagante. la verità è che a me, adesso, non manca davvero nulla. ho trovato il mio equilibrio nello sguardo malinconico che ricorda il buon l, nelle sigarette silenziose seduta per terra sul balcone, coi piedi poggiati alla ringhiera. ho trovato il mio equilibrio nei km che periodicamente mi lascio alle spalle in treno, nei miei viaggi solitari, pellegrinaggi più o meno giustificati da cause più o meno esistenti nella realtà. invento mille pretesti per partire. la bicicletta, il treno, il viaggio dell'archetto sulle corde del violino, la rotazione di una clava in aria, sicura verso la mia mano sinistra e di nuovo verso la mia mano destra. non mi fermo, non mi fermo mai. in silenzio, esploro lo spazio che mi circonda e mi riscopro sola, e libera. è come un conoscersi da capo. capire come ci si colloca nell'esistenza che sto intessendo. dove devo aggiustare, dove devo lasciar scivolare.

i disegni che ho in testa.

i posti che voglio vedere.

le persone che sono partite, da andare a trovare.

momenti futuri da catturare in foto di particolari insignificanti (grossi cerchi e clave gialle, una persona che nuota a capo gallo fino al pontile, e anche se non si vede la faccia si vede la disperazione, un amico che non guarda più negli occhi quando dice ciao perchè ha deciso che gli faccio del male, uno che vive tra le colline troppo lontane da qui perchè possa prenderlo per mano, uno che si arrampica sulle corde di un parco in una città straniera e mi racconta i segreti del suo cuore da sugellare a vita a botte di tequila, una che se sta male scompare e poi torna come se nulla fosse più sorridente che mai, una che non la vedo quasi mai ma quando la vedo è come se fosse, mioddio, ieri, uno che vive nella città che voglio per me e che per un po' mi ha fatto sognare e si è fatto amare, uno che vuole salvarmi, una che pensa che non la leggo e invece per me è come un libro stampato aperto e proiettato sul soffitto).

lo sguardo del signor C., di anni 12, quando gli dico che un giorno mi piacerebbe illustrare le fiabe.
uno sguardo che ascolta.

lunedì 8 settembre 2008

da lontano


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domenica 31 agosto 2008

ricordarsi di respirare

nell'isola era molto semplice fuggire la realtà e non affrontare quanto si deve. c'era il mare, c'erano le facce amiche, c'era tempo per rallentare e far smussare i pensieri contro l'asfalto deserto della riserva di capo gallo alle due di pomeriggio di un giorno di agosto. era semplice. ed è stato un viaggio di cui scrivere mille dettagli, mille sfumature. perchè, dentro di me, come sempre, sotto il cielo dell'isola ritrovo chi sono. ed è per questo che, appena tornata, ho dovuto andare a parlare con lo.

non so neanche io quanti respiri ho preso per trovare il coraggio dell'addio. ma alla fine le parole sono uscite e il passo indietro, girando la schiena a quello che, impossibile, può solo ferire, l'ho fatto. rimane impressa nella retina l'immagine di lui che non mi guarda, col sole che entra dalla finestra a illuminargli la parte superiore del viso. e non sarà un addio. è un addio a quello che posso chiamare, non so bene fra le due possibilità, se desiderio o sogno. più sogno, credo.

"-Non so perchè sono qui - ti dissi.
Come sempre il tuo silenzio anticipava qualunque pensiero, dando spiegazioni eloquenti.
- Sono passato a salutarti... ho bisogno di dirti addio - ma non conclusi la frase che già piangevo al colmo dell'infelicità.
-Dove sei stato per tutto questo tempo?- mi chiedesti.
Tremando ti bisbigliai una frase crudele: -Ho disperso il tuo calore."



nell'isola leggevo questo e facevo il punto e meditavo e capivo che.

bisogna saper lasciare andare quando chi amiamo non può amarci. se esiste la speranza che solo qualcosa possa salvarsi, esiste nell'onestà di non uccidere tutto il bello con la caparbietà di cambiare quello che non può cambiare, graffiandosi l'anima contro le asperità di un cuore chiuso, o rivolto altrove.

quindi oggi sono andata a ballare. danza. per terra. piedi ginocchia talloni che strusciano il parquet. sudore. fa male e bene insieme, e il corpo e la musica che lo abitano sembrano tirare fuori il dolore compresso nella pancia.

adesso è il tempo di costruire la bolla in cui salvare quello di cui avrò bisogno un giorno per potergli sorridere col cuore nuovo.

speedroom
i biglietti alle sei di mattina infilati sotto la porta
la cicatrice che mi sono fatta montando il letto a soppalco
i film mai finiti di vedere per abbiocco comune
leggere fumetti insieme sul divano
pianta di mandarino
le parentesi quadre
quando piangevi tu
quando piangevo io
quando ridevi tu
quando ridevo io
i capelli nel naso
studiare
perdersi in macchina
cazzeggioikea
dormo da te dormi da me quando dormo con te non ho gli incubi
il the
attaccare i bottoni ai pantaloni
tvc
aperi-forte
le telefonate appena stacco
"fai più danni di trick"
il tuo sorriso mentre pedali in graziella sulla rampa della tangenziale est
il tuo abbraccio quando scendi dal palco
sei il diario che non ho mai scritto
il tuo abbraccio dopo il gala latino nel tendone bar
tre clave bianche sul mio sacco a pelo. e il biglietto insieme che per fortuna non trovo più.

mi mancherai. le uniche ultime parole possibili.

mercoledì 13 agosto 2008

homeless

torno dal posto del sogno.

tutto era possibile, mille oggetti a volare in aria, mille stelle, silenzi, condividere l'orribile birra cruda e millemila sigarette con chi non ne ha condivise con me per un tot e trovarsi sempre, nonostante il tempo e i fatti, a sorridere e cantare bossanova. tutto era possibile. era possibile che il mio migliore amico avesse gli occhi che nascondono cose che so, e che lui non saprà che io so perchè non leggerà mai queste cose. ma lei parla con me come se fossi la sua migliore amica, quindi io so, aspetto e so, custodisco e so. tutto era possibile. che colui che fa parte della mia famiglia ballasse in mutande con gli occhi che brillano come non li ho mai visti brillare. tutto era possibile. allacciare di nuovo sorrisi e confidenze e fare lo scivolo sul gommone doppio. tutto era possibile. conoscere nuove storie e nuovi pezzi del mosaico della mia vita che sta li e mischia e intreccia strade assurde e diverse. tutto era possibile. salire sulla piramide di corde di un posto dal nome impronunciabile con chi mi sono trovata nei miei posti meno di un mese fa e che fino a otto mesi fa non esisteva neanche nella mia vita. i segreti e il posto del sogno visto da su. tutto era possibile. tipo essere felice ed avere sorrisi stampati in faccia per tutti quelli intorno. e per me stessa. sorrisi per me stessa. sorrisi per me stessa. e mi sembrava impossibile sorridere ancora per me stessa.

la strada della guarigione dentro di me è lunga e silenziosa.

[C'è un tempo negato e uno segreto / un tempo distante che è roba degli altri] e su questo riflettevo ierisera. c'è un tempo che nego con lo., e un tempo segreto. e il suo tempo distante, che è roba degli altri, sua e dell'altra, e io quindi parto.

via via via lontano a sentire 12 ore di treno passare sotto il culo e dal finestrino, esattamente lontano da questa cosa che un po' devasta e un po' da speranza e confonde.
scappo, con un bisogno intenso di essere stordita dall'odore di ciclamini e fiori d'arancio, di mangiare i fichi d'india gelati, di rivedere quel cielo azzurro e il mare turchese, le pietre bianche e le agavi in mezzo. un bisogno estremo di rivedere la mia gente di laggiù, una telefonata e già so che, in questi giorni, avrò talmente tante persone da abbracciare dopo due anni, che non basteranno i momenti e l'isola lascerà, terra malefica e benedetta, ancora la voglia di tornare e camminare e prendere il treno lento lento lento che la attraversa.

tornerò, e la dimensione delle cose sarà di nuovo secondo il punto di vista della mia vera essenza, che viene dalla terra che sa respirare lenta, dal sole che brucia, da quando ancora ero in grado di sedermi e, semplicemente, guardarmi intorno e respirare, perdermi nei campi e raccogliere le more gonfie del sole d'agosto.

sabato 19 luglio 2008

mi ero dimenticata del cielo

ho realizzato oggi pedalando che quello che amo dell'andare in bici o camminare a piedi, e che mi manca quando non faccio queste cose, è guardare il cielo.
il cielo.
ma cazzo, è sempre lì, come si spiega che me lo sia dimenticato? mi manca di stare sdraiata su un prato che un po' punge la schiena e un po' no a guardarmi l'azzurro. meglio se azzurro e nuvole. oppure un orizzonte giallo col sole che scende e il grano tagliato. più o meno l'immagine è: io in bici che pedalo verso casa, strada deserta, acquedotti, treni che passano in mezzo, universo dorato dal sole che rende tutto così maledettamente intenso e malinconico... e il vento.

mica facile.

uscirne senza un fullato di pensieri in testa, intendo.

ma nessuno mi aveva promesso il contrario. (che fosse facile).

intanto tiro le somme del periodo, mentre pedalo e le ginocchia che bestemmiano senza pietà ad ogni affondo di pedale. penso che non ho trovato un ragazzo ma ho un mun che mi sta accanto e mi scrive sul messaggio personale del fotticervellimessenger ti.sento.sempre.più e viene a mangiare la pasta col sugo sintetico di noci e la frittata di spinaci e gli piace anche. penso che ho "il giro dei soliti amici" che neanche un anno fa non esistevano ancora, con cui si beve, si cazzeggia, si parla di come si rimorchiano le ragazze con la manipolazione e le cannucce (una nelle pieghe della fronte e una in quella delle labbra). penso che ho due signorine con cui andare al lago e sfuggire a tale valerio mollicone che ci prova con tutte e due e verosimilmente da domani anche con me.

poi mi gira in testa che lo. che è partito da una settimana travestita da un mese, succedono cose, saltano equilibri, momenti di pace e di tempesta, spezzatini vari di anima e magone. e lo so che lo sto perdendo di nuovo come qualche tempo fa, ma non so, stavolta, se mi troverà. dopo intendo. non ho voglia. non ho voglia. non ho voglia. ho voglia, davvero, di una felicità così limpida e idiota ed accecante, di non affrontare ombre, di buttare fuori i dubbi e i momenti di silenzio e i casini interiori e solo, per una volta, ma una volta per tutte ricominciare a respirare sul serio, ad esistere per me stessa e per trovare, intorno, persone che vogliano splendere con me.

e che non mi accontento mai me l'hanno già detto in parecchi, invece.

e poi torino che rispunta nei discorsi di mille persone. non sentire parlare di una città per anni e poi dopo trovarla nella bocca di chiunque continuamente con un tempismo perfetto e kabalistico.

e poi il buon l. con cui non si parla più, o almeno ci si prova a parlare, ma è tutto spigoloso, tutto un po' spaventoso come su una giostra spaventosa. che lo so che non cadrò, ma il pensiero ci va lo stesso. ecco ora io ho paura di fracassare tutto anche se per gioco, anche se so che quello che c'è da fracassare è qualcosa di rinchiuso in una situazione talmente isolata e onirica e immaginaria, che a guardarla da qui, ora, nella mia cucina con le mattonelle giallino vomito, manco sembra vero il punto di fuga di una finestra con una collina verde rinchiusa fra la cornice dell'infisso e la tenda da sole.

finish.

sigaretta e finire la birra iniziata con mun seduta nel balcone, piedi sulla ringhiera a guardare lo spicchio di cielo che mi resta fra i palazzi, e chiedermi se domani andrò al lago alle nove (partenze degne di furio di bianco rosso e verdone) o andrò a casa a fare La Figlia Che Torna A Casa Nel WeekEnd o resterò qui nella casa vuota di coinquilini a cucinare cose buone o ancora andrò a viareggio con mun e s. a spostare il punto di vista altrove.

dave matthews band che salva dai sospiri e cielo cielo cielo che a strizzare gli occhi si intravedono anche un paio di stelle che vegliano.

martedì 24 giugno 2008

rumore di passi e di tram

"ho fatto bene a venire" (...) "finchè cammino, penso, e i pensieri più spigolosi si levigano da soli. per via dell'attrito. è una regola fisica."
(e. brizzi, nessuno lo saprà)

c'era da fare della strada a piedi fino a giovedì scorso. e con la gatta si erano già trovati svariati materiali e cose: vecchie mappe scout, libretti di parchi e sentieri, contatti dove un piatto di pasta e una branda a chi cammina zaino in spalla in appennino non li negano mai. e si rideva pensando che alla fine il buon l. avrebbe scelto la sua felicità tutta nuova e luccicante come certi giocattoli che uno si trova a natale da bambino, e hanno l'odore inconfondibile della plastica nuova.

e il buon l., forse spaventato dal mio scherzone assieme alla gatta, di partenza improvvisa per l'himalaya perchè avevamo trovato l'aereo a 250 euro andata e ritorno, mboh, alla fine ha fatto il previsto.

e poi la gatta ora è fuori di testa per via delle sue vicende amorose. di quelle come certi giocattoli che uno si trova a natale da bambino, e sono quelli dei cugini e dei fratelli grandi, e anche se benvenuti perchè balocchi, restano lì a farsi guardare con una certa incredulità di giocattolo senza scatola e piuttosto vissuto. bisogna stare avanti per apprezzare un regalo così.

and so, alla fine son qui che non so bene dove mi porteranno i miei estivi passi. so che ho bisogno di camminare e macinare strada. un viaggio tipo l'interrail del 2003, col mio fidanzato di allora, i suoi amici e un sacco di strada e un sacco di giorni. e la rinite vasomotoria del bandoni, che starnutiva ogni volta che cambiava qualcosa. campeggio, bus, treno, città, dal dentro al fuori e dal fuori al dentro. "rinite vasomotoria" sarà sempre il timbro nella memoria di quei giorni. questa cosa della rinite vasomotoria ha dato un filo a tutti gli altri ragionamenti della Strana Giornata Di Ieri, giornata passata fuori dalle 8 di mattina a mezzanotte e mezza a fare tre lavori diversi. nonostante questo, giornata di solitudine e tempo per ascoltare il cervello che lavorava e lavorava e lavorava.

ieri sera, al ritorno in tram che attraversava la città, mi sono sentita dannatamente sola. c'era la luce gialla dei neon dentro, e come in certi film, i pantografi di tanto in tanto sprizzavano scintille lassù, e per un attimo l'interno del tram diventava buio. era strano leggere sul libro di altri la strada che avrei dovuto percorrere io quest'estate e ora non ci sarà. i viaggi a piedi dovrebbero essere assieme al vento, non sulle tracce di un libro già scritto, di un sogno d'altri. è malinconico tuffarsi nell'universo artificioso di quello che si legge, trasformarlo in un'ombra di realtà possibile e poi ritrovarsi a doverlo ancora relegare in quello che si poteva ma non più. perchè finirà che leggerò sto libro fino alla fine e poi dovrò regalarlo per non avere sotto gli occhi quello che non.

fuori intanto la città invece era tutta arancione. c'era il ponte sul fiume, c'era il controviale alberato. tutto tornava ai sogni, i miei stavolta, di un posto diverso dove benjamin fa la sua scuola e mi porta in bici sul portapacchi. dove benjamin dopo otto piani di ascensore si ferma con me a guardare la notte dall'alto, in un posto dove ho mosso i piedi tre giorni in vita mia e sa già di casa.

dentro il tram sono sull'appennino che cammino coi miei amici, fuori dal tram sono in un posto nuovo a fare una cosa tutta mia, tutta da sola, per la prima volta, con benjamin che mi dice "che matta" nella maniera più dolce e che accarezza l'anima che esista.

alla fine, per fortuna, arrivo, che questi ragionamenti possono anche ferire.
scendo. dal libro. dall'ottavo piano. dal tram. e mi rendo conto che in fondo, ora, non sono alro che questa lucina arancione di sigaretta che cammina nell'arancione dei lampioni verso la mia tana, che ha strade da scegliere, compagni di viaggio da reclutare, e voglia dannata di smussare gli spigoli degli ultimi tempi e di fare il thè nella tazza di metallo per salutare le stelle prima di chiudersi al sicuro nella provvisorietà accogliente di una tenda.

martedì 10 giugno 2008

some devil, some angel

"Dio mio..cioè...beata la donna reale o ideale alla quale dedichi queste righe. Grande davvero, trovare le parole equivalenti delle emozioni o sensazioni non è facile e ci sei riuscito alla perfezione..anzi no, ci sei riuscito nel modo più dolce, la perfezione lasciamola a chi il silenzio sa che esiste, e nulla più."
dice lei.


"One last kiss, one only, then I let you go
Heart for you, heart fallen, but you can't break my fall
I'm broken, don't break me, when I hit the ground

Some devil, some angel has got me to the bone
You said, always and forever
Now I believe you baby

You said, always and forever is such a long and lonely time

Too drunken, still drinking
It's just the way I feel
It's alright, is what you told me
Cuz what we had was so beautiful

But I feel heavy, like floating, at the bottom of the sea

You said, always and forever
Now I believe you baby
You said, always and forever is such a long, lonely time

Some devil is stuck inside me
Why can't I set it free
I wish I was dead, and you're breathing
Just so that you could know
Some angel is stuck inside me
Why can't I set you free

You said always and forever
Now I believe baby
You said always and forever, such a long, lonely time
Stuck inside of me"

dice la dave matthews band nel mio ipod.
a rotella da giorni.

mi piacerebbe che il buon l.capisse che è tutto molto semplice. principio di azione e reazione studiato in primo liceo a fisica e mai dimenticato.

mi piacerebbe che lo. leggesse questa canzone.

semplice come guardare fuori dal tram che attraversa la città di notte, semplice come scambiare parole con la signora alla fermata alle undici e mezza.

semplice come quando le cose finiscono e basta. e non lasciano che un piccolo demone per le cose belle che mancano e un piccolo angelo per sollevare quelle brutte che restano a fare prurito all'anima.

mercoledì 4 giugno 2008

basta.

io voglio sparire e non lasciare traccia.

sul serio, basta.

basta il lavoro, basta i ragazzi, basta le persone, basta.

è tutto sbagliato.

quando lo. mi dice che la mia vita è un continuo mettere a posto pezzi, è vero. basta. ora basta proprio. non ho più voglia di fare sta danza demenziale, sta fatica incredibile di mettere a posto e ritrovare sempre nuove risorse, di essere paziente, di essere tranquilla.

basta treni, basta alla stazione coi sorrisi, basta sogni, basta.

mi lascio trascinare da quello che arriva e basta. basta. basta. basta.

torino è firenze è roma è genzano è palermo è lucca è novara ed è una serie nauseante di cose che non hanno un minimo di senso, solo stordirsi, come farsi ottomila canne per non pensare. io mi drogo di sogni e il buon l. ha ragione. e come tutte le droghe l'effetto finisce, ed ora ho proprio esagerato e quindi basta.

qui siamo chiusi per ferie, non ripassare, grazie.

lunedì 2 giugno 2008

ciemmona 2008

.... e a san giovanni ora c'è la ciclabile!
e sudore e sorrisi e salite e chiacchiere e in fondo, credo, non ci sarebbe proprio nulla di male in un mondo così!
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sabato 31 maggio 2008

ci mancavano solo i marlene

e avere nella testa come se fosse nell'ipod i marlene che mi ricordano che "pelle... è la tua proprio quella che mi manca in certi momenti e in questo momento è la tua pelle ciò che sento... nuotando nell'aria..."

cinquemila biciclette sulla sopraelevata che bloccano la mia città. sorrisi. facce scontente. la rover che supera il cordolo. gente allucinata da trovarsi in pieno centro quella marea colorata e urlante sulle ruote.....

eppure.

pelle.
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giovedì 29 maggio 2008

bici viola, maniglie, lune verdi e prati

sono sveglia senza rimedio dalle sette meno dieci. di dormire proprio non ce n'è.

ho i pensieri inceppati. non c'è verso. come quando mi si attacca la manica della t-shirt alla maniglia di una porta in casa e mi tira indietro e c'è quell'istante in cui non capisco bene come cosa quando mi abbia agganciato e vengo tirata all'indietro, ferma a dove stavo l'istante prima. al momento sto in quella fase della faccenda in cui ho capito che è la maniglia che mi ha catturato e un po' mi maledico perchè è idiota farsi agganciare dalla maniglia della porta e pensare che sia, che so, un drago sputafuoco appostato dietro l'angolo del corridoio.

che poi che male c'è ad incepparsi.

e invece pare non sia legale o non sia abbastanza cool alla mia età nel mio paese. va di moda lasciarsi scorrere le cose addosso. dà un tono di forza interiore o di sana frivolezza. invece è così bello perdersi a studiare le asperità della superficie del guscio delle persone.

bon.

ieri io e la mia bicicletta viola da donna avventuriere per la mia città. a parte il caldo all'andata, ottomila gradi centigradi mentre pedalavo e mi perdevo da paura e sudavo. la soddisfazione sta nel fatto che nonostante le cartine che si avvolgono regolarmente tra le mie mani intorno al golden virginia non mi si è mai spezzato il fiato. gran cosa. in compenso pensavo di collassare nel sole delle due di pomeriggio.
al ritorno decisamente meglio. un po' che erano le sette di sera, un po' che ho potuto sperimentare strade casuali per il ritorno prendermela comoda e godermi una prospettiva del tutto nuova e popolare... e insomma ho attraversato due parchi. tra un parco e l'altro, che erano l'unica parte del percorso che sapevo collocare nella toponomastica cittadina, per evitare consolari e strade strapiene di macchine enormi e dall'aspetto durissimo, mi sono fatta le parallele, strafottendomene di prendere i sensi unici al contrario o di infilarmi in piste ciclabili che probabilmente hanno visto molte più cacche di cani che bici in vita loro. il primo parco che ho attraversato era roba da pubblicità del kinder cereali, con la strada che passava in mezzo ai campi con l'erba alta nella luce del tramonto. come sempre gli scorci di aperta campagna improvvisi e demenziali che mi trovo intorno all'improvviso mi fanno sorridere e fischiettare a mente e pensare che mai città fu scelta più azzeccata per me.
il secondo parco, che è praticamente quasi dietro casa mia, è popolato da una quantità pazzesca di umanità assortita. il parco del kinder cereali è posto da famiglie in bicicletta, anziani a mucchietti, gente che corre. il secondo parco, invece, era pieno di pakistani e di altra umanità con la pelle scura, punkabbestia che cercavano il fresco sull'erba paglierina coi loro cani, umanità che correva ma con abbigliamento meno stiloso dei loro colleghi kindercereali. a un certo punto giro una curva del sentiero e mi trovo davanti una specie di visione da acido, una di quelle cose che non. c'è st'enorme luna, verde, sarà alta tipo come un piano di un palazzo o poco più, col bordo in metallo. seduti sopra, due punkabbestia si baciano. e io penso alle maniglie, alle porte, al momento di smarrimento di sentirsi agganciati e al mezzo sorriso idiota di non trovare un drago ma la maniglia della porta a tenermi ferma. penso che la luna gli piacerebbe, a questa maniglia qui. penso anche che non ci voglio pensare, tutto sommato, trascinata anche io nel mood di sono gggiovane, sono frivola, non mi affeziono a nessuno e scopo con tutti con enorme pace dell'anima e del cuore, che siamo nel duemilaotto e certe cazzate romantiche non tirano più.
e pedalo e sogno e fischietto e aspetto e mi godo la fine della giornata.

lunedì 26 maggio 2008

occorrente per un viaggio zaino in spalla

questa sera ho ringraziato il momento in cui, mille anni fa, ho messo la dave matthews band nell'ipod... l'ultima volta che ho aggiornato la libreria sarà almeno 6 mesi fa. comunque mi partono di punto in bianco sulla strada verso casa, ed è come pettinare il cervello. dopo i deftones. mai dissonanza fu più intimamente apprezzata. e mentre urlavo (ma dentro, solo dentro) camminavo su una pallida idea di marciapiede in una di quelle strade-sorpresa che la mia città riserva... quelle che un attimo prima scendo dal 409 e un attimo dopo sembra di essere nella più spersa campagna, restando dentro il raccordo...
solo due giorni fa ero nel regionale, a parlare per 180 minuti in english con giovane australiano in viaggio around the world, a scambiarci notizie di musica e insegnare parole nelle rispettive lingue. essendo una delle rare situazioni in cui io ero avvantaggiata, gli ho potuto insegnare in ordine

poppa
cannolo
cannone
gesù
muschio

e poi basta.

e dopo il poppa international che ha lasciato il buon l. sfasato al binario, salutai questo biondo avventuriero dell'altra parte del globo, che mi ha confermato che l'acqua gira al contrario laggiù ( uno dei momenti migliori della mia vita resta quello in cui abbiamo iniziato a scambiarci le citazioni dei simpsons della puntata sull'australia) e che effettivamente sì, è strano vedere le stelle tutte spostate e si è emozionato vedendo per la prima volta la stella del nord (che poi secondo me bara perchè lo sanno tutti che la stella del nord sta in culo alla luna alla fine dell'orsa minore e l'han vista in 4). ho promesso che vado a vedere la croce del sud. giurin giurella.

e poi io e il buon l. in giro per la città afosa (ma lui felpa e sciarpa, il folgorato) a dire cose improprie alle spalle della gente passeggiante per il centro e a ridere come due cretini. obbligarlo a camminare col mio zaino fino al ponte dopo (abituati giovane che tra il tirreno e l'adriatico ce n'è) e poi e poi e poi e poi due giorni che tutto sommato non so se.
i sorrisi e resistere 3 ore e 20. poi basta, si è data una nota abbastanza dignitosamente profonda alla cosa da poter cedere e continuare lo stesso a cazzeggiare.

e poi c'è una finestra da cui si vedono le righe bianche e marroni della tenda del balcone, le colline dietro, le labbra tra questo e i miei occhi e godersi il silenzio e la pace, e non pensare che tra poco tutto tornerà nell'ordine normale delle cose in cui in fondo ci si legge e ci si ascolta e ci si stupisce di vedere come se esistesse una carta carbone dei modi di ragionare o di divergere.

sentirsi, dopo tanto tempo, leggera, tranquilla, felice senza postille o senza ombre.
senza neanche dispiacersi quando scompare nel sottopassaggio della stazione, perchè tutto sembra intessuto di un arrivederci. e se non sarà così, cristallizzato in quel momento lo sarà.

nello zaino estivo ci vogliono
3 magliette di cotone
2 pantaloncini
1 paio di pantaloni lunghi
3 paia di mutande
3 paia di calze o calzini di cotone
1 paio di calze o calzini di lana
cappello di lana
cappello o un foulard per coprirsi la testa dal sole
ciabatte
1 asciugamano da mare
1 asciugamano piccino
costume
1 scaglia di sapone di marsiglia (buono per lavarsi e per lavare)
spazzolino e dentifricio
cerotti
gavetta per cucinare e mangiare
fornelletto
tazza in metallo con bordo in gomma
strofinaccio
coltello
torcia
carta e penna
poncho impermeabile
1 maglione o un pile
sacco a pelo
stuoino
due bottiglie di plastica da un litro e mezzo
la tenda (in caso divisa con eventuali compagni di strada)
bussola (se la si sa usare)

sabato 24 maggio 2008

è ora di altrove

ho una stanchezza dentro...

come correre in salita sui ciottoli. ogni metro in più franano sotto i piedi e mi ritriovo due metri più indietro.

astio, rabbia e rancore.

ma io non sono così.

tuuuuuuuuuuuuuu tuuuuuuuuuuuuuuuuuuu tuuuuuuuuuuuuuuu

come sempre

vomitare la cena e mangiare cioccolata a mezzanotte passata

venerdì 23 maggio 2008

non sei un'ombra.

non lo sei ma se per te è meno doloroso, pensalo pure.

giovedì 22 maggio 2008

pioggia - giorno 3 e forse 4

ieri scrivevo sulla molaskine alla stazione tiburtina:

l'aria di roma a largo preneste riesce ad essere puzzolente di tubo di scappamento anche dopo tre giorni di diluvio. le nuvole lassù filtrano la luce e danno alle cose quel fascino impolverato dei giorni di pioggia. anche i miei ricordi dell'ultimo mese e mezzo filtrano la luce che cade sulle cose, sono distanti lassù ma riescono ad influenzare il modo in cui il mondo mi appare agli occhi.

sul 409 il delirio di condensa e corpi ammassati, anche oggi sto facendo tardi al lavoro, la gente è nervosa con la pioggia e tutti tentano le piccole astuzie da mezzi pubblici. tipo infilarsi in un micron di spazio libero più in là andando a sbattere contro chiunque nel mentre.
io personalmente guardo fuori il poco che vedo attraverso i vetri appannati. komponent di apparat sembra l'unico sottofondo possibile. e mi lascio cullare dalla musica e nella malinconia capitata nella riproduzione casuale dell'ipod fuxia con le cuffiette verdi che sta facendo parte di me come un dito o non so. ma poi invece (ed è questo il bello della riproduzione casuale) parte il vero brano della giornata, che mi regala un sorriso ebete e una forza che spinge nei piedi che non so...

"ma tutto resta uguale tutto cambierà e un altro giorno per vedere che ci porterà, tutto resta uguale tutto cambierà e un altro giorno per scoprire cosa resterà, forse domani sarà meglio, domani sarà peggio, domani sarà come oggi solo di passaggio, e se domani sarà meglio e se domani sarà peggio domani sarà solo di passaggio" dicevano neffa e deda mille anni fa.

e oggi?
oggi il cielo è bianco con qualche smagliatura azzurra, esco da casa tra dieci minuti, devo lavare i piatti della colazione, vestirmi, lavare i denti e l'aria è pulita. io appena alzata ho storto la testa per guardare nel punto di fuga (ehi ben, ti ricordi la storia dei punti di fuga? a proposito, pensi che continuerai per molto a regalarmi il tuo silenzio rancoroso? odio non affrontare le cose e te non me ne stai dando l'opportunità) tra i palazzi e vedere il cielo. non credo che pioverà perchè sarebbe il primo giorno che mi ricordo l'ombrello.
e adesso è decisamente l'ora che vada.

mercoledì 21 maggio 2008

tuuuuuu tuuuuuuu tuuuuuu tuuuuuuu

telefono, dall'altra parte, che squilla a vuoto per un giorno intero, quando basterebbe, per metterlo a tacere, scrivere semplici parole

esempi:
mi stai sul cazzo
smollami
non ti risponderò mai
lasciami in pace
non ho voglia di parlare

tuuuuuu tuuuuuuu tuuuuuu tuuuuuuu

tutto intorno c'è l'acqua dal cielo.
piove.
piove e le goccioline tracciano le loro strade inspiegabili e casuali sul vetro della macchina. io, seduta dietro, le guardo e metto a fuoco alternativamente loro e quello che c'è oltre il vetro.
si vede la ferrovia bagnata dalla pioggia dalla prospettiva della sopraelevata.
quando vedo i binari la mia mente respira... resta sempre, se voglio, prendere lo zaino e andare a vedere da lontano il puzzle per capire se tutto sommato si può mettere a posto.
ci metto un secondo a prepararmi a partire. anima zingara ed errante senza casa che non funziona bene se non c'è il rumore delle traversine di sottofondo a far muovere i pensieri.

sono bella coi capelli bagnati?
davvero lo pensi?

i sogni.

i sogni non sono la mappa, non sono il tom tom a cui mi affido per tracciare il mio percorso. i sogni sono la benzina. sono carta da bruciare e sentire l'odore, studiare come il fuoco disegna i margini dei fogli, farne poesia. respirarne un po'. a volte abbandonarsi e poi tornare, costruire in concreto quello che hanno mostrato. ma solo dopo. per non farsi male. disegnare lievemente con un pastello morbido su un foglio ruvido. attenzione che poi è difficile cancellare e i segni restano lì. se sotto disegno la casa col comignolo e poi cancello, anche se poi disegno il mare e la barchetta con la vela, sotto il blu si intravede la traccia gialla dei muri della casa. quindi. regola numero uno attenzione a disegnare. poi quando sono vissuti, andati, passati, con semplicità salutarli e andare avanti. lasciare andare è un'arte sana e difficile insieme. io credo che sia meglio bruciare e ricominciare che avere un foglio coi solchi dei rimpianti sotto. via a tutte le cose non fatte o fatte a metà o che potevano essere fatte meglio. a volte si azzecca la combinazione giusta, a volte bisogna avere un po' di palle e ricominciare da capo. perdonare i miei errori ma tenere a mente i loro nomi.

poi il buon L. dice cha a un certo punto ci si brucia. io credo sia vero, se non si ricorda che di sogni si tratta. si sogna, e, in caso, si sposta l'origine degli assi cartesiani in modo da spostare l'irreale nello spazio reale e dare un senso diverso a quanto sognato. altrimenti si possono vivere e lasciare i disegni in cielo, o ammucchiarli tutti. io, come detto, preferisco la purezza della fiamma.
e allora, se sono io a dare fuoco, il fuoco sublima. e se qualche volta ho calcato troppo per fretta o per noia e il segno resta sul tavolo sotto il foglio o sui fogli successivi, lo accetto, lo amo e lo coccolo, diventa parte delle mie impronte digitali. o dei miei sogni dopo.

se mi trovi bella coi capelli bagnati in fondo è perchè qualche traccia a volte è rimasta e qualche cosa mi ha reso ciò che sono.

non cambierò. leggera sui desideri, sincera nel guardare la realtà.

consapevolezza.
pazienza.
gentilezza.

con me stessa, prima di tutto.

lunedì 19 maggio 2008

wikipedia dice :
"Il Kurdistan è una zona molto estesa e che comprende parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia , che comprende parte degli attuali stati di Nord Iracheno, est Turchia, sud dell'Iran e, in minor misura, Siria ed Armenia.Il Kurdistan, disomogeneo linguisticamente e culturalmente (oltreché in fatto di religione) non è uno stato indipendente; il termine Kurdistan dovrebbe indicare semplicemente la regione geografica abitata in prevalenza da Curdi, ma ha acquistato una connotazione politica: dietro questa delimitazione geografica si nasconde uno dei luoghi piu' ricchi di petrolio al mondo, generando intorno ad esso forti interessi economici, tra cui l'invasione americana in Iraq.

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) in Turchia, il Partito Democratico Curdo (KDP) e l'Unione Patriottica del Kurdistan (KPU) in Iraq, il Partito Democratico del Kurdistan Iraniano ed il Partito per la Libertà del Kurdistan (PJAK) in Iran sono gruppi terroristici ben equipaggiati ed addestrati finanziati direttamente o indirettamente dagli USA dislocati in Iraq ed alcuni Paesi europei. Grande quantita' di denaro, infatti, fluiscono in conti correnti bancari turchi generalmente a prestanome. Al contrario, i Paesi dove essi risiedono non sono ovviamente disposti a rinunciare a parte del loro territorio. Lo scontro è spesso violento e si sono segnalati atti terroristici e di guerriglia da parte del PKK, seguiti da feroci repressioni (ad es. il bombardamento di Halabja con armi chimiche da parte dell'esercito iracheno di Saddam Hussein).

(...)

A seguito dell'invasione statunitense in Iraq, la questione dei curdi si inserisce nel quadro delle strategie da seguire per ottenere il controllo del territorio e delle sue preziose risorse: gli USA spingono per l'indipendenza del nord iracheno con capitale a Kirkuk, che passerebbe subito sotto la sua "tutela" e la controparte spinge invece per un Iraq federale con la capitale a Bagdad."


H. ha 13 anni e viene da lì e ora sta morendo da tipo due mesi nelle stanze sterili di un ospedale italiano, leucemia bastarda e trapianto non riuscito. si spegne pian piano. ha deciso che basta, ma i dottori hanno ricominciato la chemio sul suo corpo che ormai sembra di un bambino di otto anni. ha deciso che basta ma lo sottopongono ad un altro trapianto. ha deciso che basta e molto probabilmente non sentirà più l'odore di polvere e asfalto umido che il temporale di stasera regala alla mia città.

mi chiedo come può essere a 13 anni, quando dovrebbe giocare alla playstation o più verosimilmente avere la vita di un tredicenne curdo (che non ho idea di cosa sia) nella sua terra, pensare di non vedere più la propria casa o i propri genitori. occidentalizzato dalla malattia, spersonalizzato da cortisone e altre cose che gli hanno infilato a forza nelle vene e che lo trasformano in uno sconosciuto allo specchio, in una cultura lontana e in una casa famiglia prima, in un mondo di camici bianchi e odore di disinfettante poi. non vedere più i genitori e il proprio sole. e suo fratello, R., ha meno dei miei anni e una faccia già antica dopo due anni in italia col fratello e 4 mesi tra le quattro mura di una stanza con lui, chiuso a vederlo prima cambiare, poi andarsene pian piano come se il corpo si svuotasse. quattro mura attraverso cui non passa neanche l'aria di fuori, sistemata ad hoc dai filtri dell'impianto di condizionamento.


e prima zainab che una settimana prima di morire mi ha insegnato come si gioca a biglie. e a dieci anni aveva già capito e mi ha lasciato quel gioco che la me di dieci anni non ha mai imparato al momento giusto e l'ho imparato nella sala giochi dell'ospedale. zainab che è morta ancora prima del trapianto.

e miljana se ne è andata poco dopo, niente a che fare con la bambina che ho conosciuto, perchè se n'è andata gonfia di cortisone e coperta di peli e tremante come una vecchietta di otto anni, che aveva la pelle trasparente e ha fatto una collanina per me. perline rosa e azzurre. il sorriso raro di miliana e le sue lacrime mute mentre diceva che non voleva più essere curata e non voleva più nulla. e le mie lacrime mute nello stanzino dove ci cambiavamo poco dopo. e gli occhi della mamma di a. che il giorno che miljana è morta mi chiedevano se succede sempre, se sarebbe successo anche ad a.. io la mamma di a. dopo quel giorno non l'ho più vista in ospedale, ora viene sempre papà.

e faris. e poi gli adulti. spariti, e un giorno chiedo all'infermiera e l'infermiera abbassa gli occhi con la luce di chi deve dire "non c'è più".

ad. che assomiglia ogni giorno che passa più a miljana. e il cuore trema.


.....

e poi dopo.
poi dopo gli spilli nell'anima, il mio non dire la parola in più per salvare quel che restava julie e benjamin, solo troppa stanchezza per poter dare respiro a un dolore più grande, il desiderio di calore che non riesco a ricreare in nessun modo intorno al cuore e il risentimento. l'egoismo e l'esigenza insieme di soffrire un po' anche perchè il piccolo sogno che portavo si è infranto e allora succede che a un certo punto basta, basta davvero stare male.

e questo cuore che non si svuota mai, e queste lacrime che hanno perso la strada per scendere.

e anche stasera non rileggerò cosa ho scritto.


domenica 18 maggio 2008

ho smesso di fumare esattamente per 8 ore. poi ho ricominciato. venerdì.

e se tanto come si diceva con il buon L. questi blog, questi spazi non sono altro che sfoghi adolescenziali per quello che pensiamo non poter sfogare inquanto un 2 davanti al numero degli anni ci fa alla fine sentire adulti. see. adulti. ma intanto il narcisismo ci impone di avere l'arroganza di metterle online le nostre seghe mentali, convinti che qualcuno per caso su google trovi qualcosa sulla nostra pagina e venga a leggere e scopra il nostro mondo e si identifichi in noi e si senta capito o quanto meno pensi che le sue storte giornate siano condivise. inoltre lo spirito romantico fa galoppare la fantasia verso l'idea di un'immensa stima per il nostro modo di scrivere e le nostre storie e arrivi qualcuno nella vita che ci stima e ci ama e tutti vissero felici e contenti. o un editore legga le nostre supercazzole pensando che olè, questo libro sbanca e tutti siamo ricchi. la sindrome di norah jones.

ok queste s0no riflessioni fin troppo metablogghistiche.

sentirsi adulti col due davanti. un paio di casi clinici esterni.

caso 1)ventottenne. dunque 2---- 8.
il ventottenne in questione io lo vado a trovare un bel giorno di primavera in una città che dista 660 e rotti km dalla mia. perchè? boh credo ai sogni e ai desideri e dopo tanto ideale e chiacchiere e cose io mi scasso di giocare a nascondino con il cuore e prendo e parto. già dal momento di entusiasmo virtuale di lui si passa a una tiepida esultanza alla notizia dei biglietti fatti per partire. vabbè.
7 ore di treno e mi trovo in una supermegaaccoglienza che mai nessuno si è. penso che a volte i sogni vale anche la pena di farli. quelli romantici intendo. ok. il giorno dopo sparisce per i suoi casi e le sue cose. legittimo. ok. poi lo raggiungo nei suoi casi e le sue cose. ok. mi sento La Cretina Che Ha Fatto Seicento Km Per Un Tipo Che Non La Caga Di Striscio. almeno questo è quello che penso pensino i suoi amici e poi per ste cose so che non c'è di meglio che sentirsi addosso una paranoia perchè gli altri mi leggano quel sentimento addosso. quindi l'impressione sarà stata quella. poi penso MAVAFFANCULO, attacco chiacchiera e sopravvivo. mi sento un'idiota che ha fatto 600 e passa km per uno che non la caga e che tutto sommato se non lo avessi fatto sarebbe stato lo stesso ma faccio ottimo viso a un gioco di merda. dunque col macigno nella scarpa me la faccio prendere comunque bene. well. la sera si va a ballare e anche li manco capisco se mi caga o no. il che dopo una giornata in cui facevo pari/dispari se restare o scappare, non è il massimo. poi boh, a un certo punto si ricorda di me e da paura. altri due giorni di queste altalene. sono limitata, lo ammetto, ma se qualcuno fa la mattata di venirmi a trovare anche se non mi conosce da un posto lontano, magari gli dedico un paio di attenzioni in più.
ok.
convention.
o io sto con lui ed eventually con i suoi amici, altrimenti se voglio stare coi miei di amici lui scompare. il risultato è che gente che chissà quando la rivedo tutta insieme non l'ho vista quasi per nulla. vabbè. partenza.

preparare il pezzo. la scuola la scuola la scuola. va bene che lui ha sta cacchio di scuola ma insomma, nonostante il pezzo da finire io gli mando un messaggio su una cosa bella e importante che mi succede nel cuore da un po', poi dopo provo a chiamare dopo tipo 10 ore e c'è il silenzio più assoluto. e penso. penso che in fondo non gliene frega un cazzo, se non di avere qualcuno da qualche parte che ti dedica un po' di testa e cuore. ma questo non era mostruoso. è stato mostruoso ieri pomeriggio andare a dormire e sognare, e sognare di parlare in convention con p. e altri e sentire arrivare mr.patologico da dietro che mi saluta e mi rinchiude o con lui o senza di lui e non con lui e il resto del mio mondo. e io che mi incazzo, e io che provo a capire, e io che oltre ad aver sognato per tutti e due poi mi trovo a doverlo anche lasciare in pace, a gestire i miei malumori per non disturbare la sua creatività e i suoi sogni. una storia che funziona nel mondo ideale e non regge il confronto con la realtà. e penso alle clave che non ho comprato per andare a sognare, alle serate brianzole di casino in cui non ho fatto bordello.


caso 2) ventiquattrenne, quindi 2------4.
il suddetto è il mio peluche notturno. è il mio non fidanzato. è quello che tutti pensano sia il mio ragazzo. quello con cui vado da ikea, quello che almeno in un modo o nell'altro ci si sente. quello che si sta ringuaiando con la stessa ragazza stronza e infame che lo ferirà ancora. che poi stronza e infame di che? è lui che glielo permette. il coglionazzo. quello che quando sta bene grossomodo si ricorda di me, quando sta male in genere lo fa. e intanto nella testa rotola la domanda. ma esattamente cosa non funziona e perchè non siamo insieme?

caso 3) ventiseienne ---- io (2 e 6)
io che non so che cazzo voglio. una vita che voglio uscire di casa . ora sono via da casa, casa che spakka, ma i coinquilini più sbagliati del mondo. possibilità di trasferirmi in un posto dove starei meglio e anche io mi trovo vittima come i due casi precedenti di una vigliaccheria senza nome verso la felicità, presa dal terrore di essere troppo felice e stare bene e non meritare molto. come trovarsi nella spirale di due lavori che più di tanto non mi danno fastidio, che però non sono neanche il massimo della mia aspirazione. o che comunque dovrei sbattermi un po' per arrivare a un livello per il quale sentirmi appena soddisfatta. ma non c'è motivazione, aspirazione. mi do tempo per nasare l'aria e capire dove voglio arrivare e come. ma la verità è che non ho un obiettivo ad oggi, e quindi trascino i giorni e cerco di lavorare e mettere soldi da parte. voglio suonare il violino, solo questo vorrei. e vorrei un ragazzo coraggioso, solare e che non abbia bisogno di essere egoista per amare.

che palle cazzo.

domenica 11 maggio 2008

...come se l'inverno non fosse mai esistito.

sotto i piedi l'erba, sulla testa il cielo scuro e le nuvole e le stelle. musica in levare e i pantaloni che vibrano davanti alla cassa dei bassi sotto al palco, una mano appoggiata a sentire la musica diventare parte della pancia e del cuore. il palco, le luci rosse e blu, corpi intorno che ballano e sentire la testa andare via in mille pezzettini diversi, vedere scomposti e rarefatti i pensieri, il cervello spolverato, odore buono di verde intorno, il fumo denso delle canne, lasciare il corpo che si muove e la mente altrove.

un cielo infinito sui prati della periferia di questa città materna e puttana insieme.

niente passato ne futuro, solo il tempo che intercorre tra l'entrata e l'uscita.

martedì 29 aprile 2008

il fiume scuro e i lampioni di notte. un corpo nervoso che pedala a pochi centimetri dal mio naso, io sul portapacchi di una mountan bike..se non fosse per la bici moderna si direbbe una vecchia stampa seppia. città nuova misurata a passi e respiri per entrare nel tuo mondo sottovoce, senza farti paura e senza ferirti senza spaventarmi senza ferirmi senza sentirmi ancora una volta non abbastanza per il sogno di una persona. città da respirare con le sue vie larghe e gli odori di kasba, le biciclette che sembra olanda e i fiumi.

il tasto dell'ascensore... (era otto o nove? inizia già ad essere tardi, i dettagli lasciano spazio alla fantasia.)

ti tengo per mano o no? posso salutarti? posso stare vicino a te? possono le altre persone vedere che ti sfioro appena? io non ho il coraggio di fare o chiedere, non lo so. si può sognare anche qui? o forse si deve lasciare che nonostante tutto sia banale, sia superficie, di una tipa sconosciuta che prende lo zaino e parte per andare da un tipo altrettanto sconosciuto.

gli occhi di philippe si concedono forse un secondo di troppo per studiarmi.
a volte parla e guarda anche me, come se c'entrassi qualcosa sul lavoro della maschera neutra. che segnale è? io sono già qui? spazio e tempo hanno fatto il loro gioco che ho imparato a conoscere con te in questo periodo e in realtà ho già fatto quella scuola e sono un'allieva e quindi.

a. secondo me approva. anche l..


julie scritto su un cavallo a dondolo con degli starlight da pesca colorati. il cavallo a dondolo ha un boa blu di piume al collo.

la prima volta nella tua stanza. buia. lucine. biglietti da trovare. un gioco. un sorriso. impazienza di vederti.

stringerti la mano e trovare un universo tra calore, pelle, consistenza, movimento.

il vino rosso.

gli occhi.

la molaskine.

il bacio.

perchè un ponte ha le gradinate? buono per sedersi un po' e respirare la malinconia dell'ultima sera insieme.

ballare, muoversi prima ognuno nel suo ritmo, poi provarci a trovare lo stesso, giocare, il rumore, il caldo, le persone, io e te in mezzo............. vedere il tuo sorriso da un punto di vista trasversale diverso.

baaaaa.

lancio delle lenti a contatto.

nonostante tutto, scriversi ancora, camuffarsi ancora, stare ancora in silenzio. bello non perdere.

giochi di sguardi a porta palazzo. tra il ferro degli attaccapanni mi piace guardare i tuoi occhi.

...................

di notte camminare e baciarsi per un momento lunghissimo e infinito per strada. fare finta che il tempo non stia scorrendo, che scorrendo non ci stia togliendo nulla, di avere tutto il tempo del mondo per rallentarlo.
a volte, essere abbastanza lenti da fermarlo quasi completamente.

te sei seduto sulla panchina, piuttosto lontano. a me sembra già di non essere più lì, guardare tutto da fuori.

venerdì 14 marzo 2008

e di nuovo cedo all'ideale e ti telefono... alla conquista dell'effimero, prima che vinca lo spleen...

giovedì 13 marzo 2008

cose da non scrivere in un sms

fumo seduta sul mio balcone e guardo lo spicchio di cielo nero in alto fra i palazzi. ogni tanto un sorso dalla tazza per scaldarmi. chissà te che fai e dove sei.

martedì 11 marzo 2008

Society
Eddie Vedder

Oh it's a mystery to me.
We have a greed, with which we have agreed...
and you think you have to want more than you need...
until you have it all, you won't be free.

Society, you're a crazy breed.
I hope you're not lonely, without me.

When you want more than you have, you think you need...
and when you think more then you want, your thoughts begin to bleed.
I think I need to find a bigger place...
cause when you have more than you think, you need more space.

Society, you're a crazy breed.
I hope you're not lonely, without me.
Society, crazy indeed...
I hope you're not lonely, without me.
There's those thinkin' more or less, less is more,but if less is more, how you keepin' score?
It means for every point you make, your level drops.
Kinda like you're startin' from the top...
and you can't do that.Society, you're a crazy breed.
I hope you're not lonely, without me.Society, crazy indeed...
I hope you're not lonely, without meSociety, have mercy on me.
I hope you're not angry, if I disagree.Society, crazy indeed.
I hope you're not lonely...without me.

mercoledì 27 febbraio 2008

parto. ho deciso che uno di sti giorni prendo tutti i miei soldi e scappo via lontano. lascio dietro debiti, ex fidanzati in lacrime, nuove potenziali storie, famiglia cane amici, la bicicletta, la maglia degli all blacks e il dispenser di alcolici della mia cucina.

me ne vado a camminare in montagna o a fare cesti con le foglie di banano al mare ai tropici.

mi faccio la boccia e parto.

bada.

giovedì 21 febbraio 2008

il resto è nella mente....


prenestina alle sei di sera

luci arancioni dei lampioni

cielo pieno di nuvole

tramonto arancione sotto le nuvole grigio scuro

il resto è nella mente

facciamo che la giornata è finita lì

domenica 17 febbraio 2008

"...così, c'erano le povere luci sulla terra e le stelle che, remotissime, erano, in quella distanza, più vicine di qualsiasi sciabolata di anabbaglianti o piccola luce arancione alle finestre.immensamente vicine nella loro immensa distanza. allora pensasti che l'insieme che insieme raccoglieva questo unico mondo, non solo aveva a che fare con la distanza che separando le luci, con maggior forza le univa, ma nel suo alveo teneva, in quello stesso dialogo fra vicinanza e distanza, i vostri ineguali destini."
enrico brizzi, "tre ragazzi immaginari"

mi manca una persona con cui condividere momenti così. una presenza amichevole.

guardo fuori dal finestrino e vedo le luci sfilare via in strade sempre diverse. mi manca un posto familiare. andare via dai miei e dal mio cane questa sera mi mette tristezza.

sospiri.

martedì 12 febbraio 2008

l'amore.
io ora non ce l'ho.però lo sogno e so che esiste, l'ho visto passare e so che ripasserà. se si è fatto conoscere una volta lo farà ancora, per me.

so che non ci sarà bisogno di pensare un minuto o un secondo solo sul suo effettivo essere e mi porterà via dove vuole, a km di distanza o alla strada accanto a casa mia. so che basterà sfiorare i suoi occhi col mio sguardo per capire, e tutto sarà chiaro da subito. so che saranno sospiri di quelli che aggiustano i graffi e le asperità del cuore, non sospiri che nascondono la lacrima o il pensiero in più a cui non lasciare spazio di esistere nella vita. so che sarà immenso e assoluto senza aggettivi. lo aspetto e so che passerà, perchè ora ho voglia di vederlo e lasciarmi travolgere.mi sembra di vederne il sorriso. credo mi abbia già riconosciuto.
cerca di trovare il coraggio di volare, io sono pronta, sto guardando già le stelle per calcolare il momento giusto del salto.
nel frattempo, sorrido.

giovedì 7 febbraio 2008

http://www.youtube.com/watch?v=dVuMb8QfBew





io diventerò così. lo sento.

mercoledì 6 febbraio 2008

...
passano gli anni i giorni le ore ma il nostro amore non passerà
ama i tuoi uomini, il vizio e il dolore
un altro amore ti curerà
se è lui nemico e oggi t'assedia
sappi che l'odio si stempererà
resta seduta lungo la sponda
sull' onda il fiume lo poterà!

io ho molto pianto e tanto sorriso
ora il destino l' invento da me
questo l'enigma del paradiso
sarà il mio viso se enterò in te
sulla mia bocca tutti gli amanti
si son baciati la prima volta
mi aspetterai dietro l'ultima porta
la morte è morta...l'Amore vivrà
viva la vida passa come in una grande festa.. alè!viva la vida... c'est la vie!!

viva la vida (roy paci & aretuska)

martedì 5 febbraio 2008

forse è la carenza di ossigeno ai neuroni, ecco cos'è.
demenza umana.

smocciolo da dio e sono di buon umore, che oggi c'è stato il sole e un cielo azzurro come solo roma che mi riesce a stupire quando vuole.

smocciolo e mi porto nel cuore e nel sorriso una giornata piena di quadri da guardare, di rami secchi che contrastano col cielo, di erba troppo verde per essere febbraio, di aver perso tutte le cose che mi potevo perdere di martedì grasso sera.

che cazzo mi rido?

penso di non essere stata così di buon umore da questa estate.

il mocciolo ha evidentemente ottenebrato il cervello.

lunedì 4 febbraio 2008

distanza e silenzio. tutte le ragioni migliori del mondo dalla tua parte. queste ragioni lasceranno freddo tra di noi. che cosa assai assai triste.

peccato perchè è stato bello incontrarti e ora trovo uno sconosciuto che a quanto pare è piuttosto bravo a ragionare al mio posto per preservare la mia serenità. i risultati piuttosto discutibili.

se.

ma che bei momenti di vita.

tipo avere la febbre per la terza volta in un mese.

tipo chiedersi perchè di sta febbre.

tipo che un temporale assurdo alle quattro di mattina mi sveglia e io accendo il cellulare pensando esattamente di trovarci cosa? illusioni, un mucchio di illusioni che io ho confezionato e costruito per verniciare almeno un po' questa fase di un colore vivace. ma non mi è riuscito un granchè bene, pare.

tipo che mi manca il mio amico che mi parla o non mi parla e resta zitto con me o mi fa le domande e mi spara i suoi occhi dritti nei miei e vuole le risposte e non vuole sentire cazzate, che non mi fa passare nulla. amico appena trovato che ora è partito e mi manca.
amico con cui il sabato sera si studia. e il giorno dopo colazione a creaker e nutella. che studia sul mio letto e lo trovo che "riposa gli occhi".

già.

fuori le strade, l'aria grigia di roma, i binari del tram, il freddo alla snia, il palazzo davanti al mio, mille negozi e luci, il silenzio, il frastuono, il bisogno di sentirsi almeno un po' importanti per qualcuno in una città che fa delle persone atomi.

ho freddo e me ne vado a letto a dormire.

dopo l'ennesimo sospiro di disappunto che esce a forma di punto interrogativo come le nuvolette del brucaliffo. chi essere tuuuuuu?

bella domandona.

lunedì 28 gennaio 2008

ma pensavo...
ma io non ti cerco più.

cercami te, se ti va.

mi sembra onesto nei miei confronti.

ecco và, almeno l'onestà verso se stessi è il caso di conservarla.

se mi cerchi fa piacere.

se scompari non ti riguarda.

già sta pesantezza non mi appartiene, non so come ci sono arrivata e non mi ci presto minimamente.

fa' te.
non sono innamorata di te.

io credo che si decida se si vuole dare a una persona il potere di far male o meno, e io ho deciso di non darlo più. figuriamoci se do questo potere a uno con la ragazza e che vive a mille km da casa mia, con le idee confuse e le giornate ciclotimiche.

figuriamoci se io devo giustificarmi o spiegare alcunchè.

chiaro che avrei voglia di vederti e sentirti.

chiaro che non ho diritti del genere.

chiaro che a me nessuno ha promesso niente e quindi io me ne sto bella tranquilla al mio posto a guardarmi la vita che scorre senza soffermarmi a pensare quanto potrò prendere da questo. in fondo s. ha ragione, dice che sono dispersiva, che non so cosa voglio e allora do la sensazione di chi si muove da una cosa all'altra con l'ansia di provare, di cercare.
e come dicevamo venerdì sera in macchina roma aiuta, roma che disperde e fa casino o silenzio (come me), basta nulla per stare davvero soli o per trovare mille persone accanto. roma per me ora è questa grande pancia che respira e custodisce i giorni.

mi piace pensarti, sentirti, sognare.
questo non vuol dire chiederti alcunchè. parte da me questa cosa. e non è dolorosa.

le domande tipo "che succederà", "come" e "perchè" non mi apparterranno. resterò leggera, non sarai te a farmi cambiare ottica coi tuoi momenti di scazzo.

a volte sembra che mi odi.

sabato 19 gennaio 2008

"ci ho pensato."


meravigliosa completezza e chiarezza di tre parole.


sigarettasigarettasigaretta.

domani sera altra festa, altro delirio e spero che per qualche ora il resto non abbia più molto senso.
ho bisogno di imparare dal vento.

giovedì 17 gennaio 2008

canzoni in testa

vabbè due giorni fa era "io ballerò" della cuccarini...



stamattina (ieri mattina in realtà) mi sveglio con un paio di canzoni-paranoia nella testa, che una è veramente troppo per ammetterlo e sorvolo ma me la canto in fra le pareti della scatola cranica, l'altra pure ma insomma a me è arrivata in un momento della vita pituttosto significativo in passato e mi ha fatto pensare, nonostante fosse pop e commerciale... a volte è solo che si colgono i segnali.

allora io la piazzo qui che magari la legge...



So are you turning around your mind

do you think the sun won't shine this time

are you breathing only half of the air

are you giving only half of a chance

don't you wanna shake because you love

cry because you care

feel 'cause you're alive

sleep because you're tired



make heaven, heaven out of hell now



... are you locked up in you counting the days

oh how long until you have your freedom



just shake because you love

cry because you care

feel 'cause you're alive

sleep because you're tired

shake because you love

bleed 'cause you got hurt

die because you lived



make heaven, heaven out of hell now



... are you still turning around the same things

are you still trying that way

are you still praying the same prayers

are you still waiting for that same day to come



climbing the same mountain

you're not getting higher

you're running after yourself can't let go

hiding in that place you don't wanna be

you push happiness so far away but it comes back

to give you all that you've given before

to love you the way that you do, like a mirror

look in the air 'n catch that boomerang can't fall anywhere else but in your own and



make heaven heaven out of hell now m

ake heaven heaven out of hell now...

make heaven heaven out of hell now

make heaven heaven out of hell now

are you still waiting make heaven

heaven out of hell now

are you still praying

make heaven heaven out of hell now

are you still losing

make heaven heaven out of hell now

make heaven heaven out of hell now

I wanna fly because I dream
dream
dream

una giornata di culo memorabile e impensabile e lo stesso di silenzio e cielo da guardare.
uh.

comunque.
succede di voler bene a chi non si conosce molto, magari per particolare affinità. succede di aver l'impressione che qualcuno ci voglia bene da sempre. solo che è strano e raro e quindi un po' spaventa, un po' lusinga e un po' non sembra vero.
fa piacere che te ti senta così.
buonanotte,
davanti le solite 5 ore di sonno e una sigaretta.
*


mercoledì 16 gennaio 2008

inizio a pensare che il mio karma sia guardare cellulari muti.
tipo i gatti che vomitano le palle di pelo.
ecco, fisso il cellulare col fottuto messaggio che non arriva allo stesso modo. vomitato palla di pelo ideale davanti ai miei occhi.

mah, tutto sommato, mi faccio una sigaretta e non ci voglio pensare.
sveglia per andare al lavoro tra 5 ore, con le strade vuote e i netturbini e tutti non italiani tranne me sul cotral.

sveglia alle cinque per entrare a roma, città pancia che mi accoglie, pensare solo un istante ai tetti guardati ieri col tramonto, a una birra alla stazione termini, a un viso che si gira un attimo prima, a un gesto che arriva un attimo dopo e che cazzo.

la pancia di roma si prende tutto questo e non fa domande, sotto il suo cielo due persone sedute su un gradino, due persone che parlano sul tram come fosse la cosa più vecchia e naturale del mondo, quattro occhi che guardano orione, autobus lunghissimi, macchine di strani colori (grigio rosso blu), scommetto un accendino che ti bacio senza toccarti le labbra.... accendino non mio ben speso.

vabbè.

martedì 15 gennaio 2008

...immagini

un balcone di una casa non mia, l'ennesima di mille sigarette che fra un tiro e l'altro scandiscono sguardi e sospiri.
sospiri che nascondono parole che non si possono dire e cose che non si possono fare.
vita che scorre.
occhi, collo, pelle inesplorata che resta nei sogni ferma ad aspettare e che aspetterà.
sensi di colpa raccolti e rispettati.
silenzi.
cercare e non trovare per paura di dover trovare quello che cambia il corso del già fatto e già detto.
vita zingara da condividere, facce, persone, avventure surreali, avere qualcosa da raccontare insieme un giorno perchè quando due vite storte e complesse si incontrano a volte si trovano a spartire la stessa onda.
nostalgia di quello che c'era, consapevolezza che è passato e resta nei ricordi, fa già parte del passato da escludere dal presente per essere ancora in gioco, senza che la malinconia con un velo copra quello che ci sarà. ma per un istante, un minuto, un giorno, lasciarle prendere il sopravvento e lasciare che sia, così, tutto silenzioso dentro e fuori coi pensieri, le parole, le parole tra un tiro e l'altro di fumo azzurrino.
sentirsi un po' sola.
sentirsi un po' l'altra. e lasciare andare quello che da sempre si sapeva sarebbe passato e avrebbe lasciato questo piccolo ricordo che un po' morde la pancia e un po' fa sorridere.
aspettare che la vita, con uno scossone riprenda a scorrere.solo il tempo di una doccia.

vita che scorre, su una casa nuova che non so se riuscirò a pagare, su un altro lavoro di cui ho bisogno e che non ho, su una silenziosa nostalgia di un cane che è l'unica cosa che fa dire "casa" e che bisogna lasciare andare, anche quello, per lealtà e rispetto della vita e silenziosa accettazione e coscienza del viaggio che si intraprende. per vivere leggeri. e non doversi guardare indietro.

oggi ti ho fatto guardare indietro la mia mano che ti salutava silenziosa, te nel panorama della casa non mia, io che lo guardavo con te dentro e ti lasciavo andare. è un diritto essere lasciati andare, per un secondo sono stata egoista e ti chiedo scusa.

è solo che, guardandoti negli occhi, non sono riuscita a dirti "buona vita" e ora, che l'ho fatto, fa un po meno male sapere che forse non ci rincontreremo, e sono contenta di non averti salutato con un "buonanotte" amaro e già distante.

lavora per la tua felicità.
abbi il coraggio della tua felicità.
cerca di essere felice, che i tuoi occhi tristi stonano con la tua luce.
che te possa avere la voglia di lavorare per essere felice e circondarti di persone che ti diano felicità, ti riempiano la vita.
che il bisogno che hai di cose nuove non sia un'inquietudine insoddisfatta che ti fa scegliere di non prendere mai in considerazione il bivio, ma sia una guida illustrata della spagna che, nella sua incompletezza, ti spinga a quanto non avevi previsto e ti metta alla prova per acquisire risorse nuove e la voglia, nonostante tutto, di rimettere lo zaino in spalla e camminare senza curarti di quanto pesa. zaino, maledetto e meraviglioso, ci porti quello che ti serve dentro, lo maledici perchè ti rallenta e ti obbliga a stare coi piedi più ancorati al suolo, ma che contiene il poco che ti serve. il peso può far sorridere a volte. solo a volte, se quello che lo determina lo vuoi davvero con te.

fallo per tutte le cose della vita.

mercoledì 9 gennaio 2008

...and after all you're my wonderwall...

irene piperita scrive:
mi manchi

**** scrive:
perchè? mi vedi sempre!



gesù.

martedì 8 gennaio 2008

let the draw begin

ho 25 anni, questa sera inizio una cosa nuova.inizio sempre un sacco di cose nuove e non le finisco mai.libri.passioni.diari.disegni.
ho 25 anni e poco fa su msn il mio amico s. mi fa notare che i
sentimenti e le emozioni sono una fetta piuttosto consistente del
nostro umore. e io che pensavo di essere felice perchè sono una
cazzona, sono libera, abbraccio le persone a cui voglio bene, ignoro
le altre, seguo i miei sogni, ho un lavoro che amo, mi ritaglio
pomeriggi di sole se posso a scapito del lavoro che si ammucchia.
felice. (essere felice si costruisce da soli, alla faccia di tutti gli
ex fidanzati che mi dicono che con me erano felici o che mi avrebbero
resa felice... ma che state a dì?).cazzo, sto anche per andare a vivere con 3 delle persone al mondo che
mi conoscono meglio.
invece mi rode il culo a palla!perchè?perchè un bel giorno di luglio m. su msn mi passa un contatto, di un
tipo, per una roba a cui ero interessata. questo tipo mi chiede subito
una mia foto e io penso madonnasantachefacciadiculo. lo dirotto sul
blog che conoscono tutti dove ci sono mie foto a volontà, ma
l'infamaccio se ne frega perchè non gli va di cercarle (?!) (ehi tu
misero uomo come ti permetti di rispondermi così) e io che faccio??
gli mando una foto. ok. altre chiacchiere poi prima di staccare a
bruciapelo mi lascia il numero di telefono. ok. vabbè.
il giorno dopo presa da non so quale momento d'ispirazione, alla
fermata dell' H sulla gianicolense mi faccio venire la brillante idea
di mandargli un messaggio con il buona giornata (e conseguentemente il
mio numero). e conseguentemente altri sei milioni di messaggi al giorno.e conseguentemente ci si vede.e conseguentemente mille pranzi estivi a roma torrida. rodate pizzerie
di san lorenzo, quartiere africano ecc.e conseguentemente passeggiate.e conseguentemente grandi chiacchiere sui prati delle ville di roma
d'estate (cosa c'è di meglio per parlare?).
e poi parte. 20 giorni.
io nel frattempo ho il cervello che frigge e dice che se va male con
uno così io non mi ripiglio.GENIALE mi fidanzo con un altro. lui giustamente mi odia.poi basta fidanzamento con l'altro.
ottobre.passeggiate (di nuovo).pranzi (di nuovo).niente prati causa clima meno mite.
comunque. un po' incazzato dai 20 giorni leopardiani in cui io mi cagavo sotto e
lui mi mandava n°120 sms giornalieri, mi detesta cordialmente pur
vedendomi abbastanza volentieri. mi spiega tutta una cosa sugli
uccellini in gabbia, sui sogni da seguire e il lasciarsi andare. penso
che magari ha ragione e lo faccio. poi dormo da lui.e poi vado da lui.e poi succede che lui non sa, dice, non è sicuro e nn mi vuole far
male, che non sa quello che vuole. insomma io la gabbietta l'ho aperta
e mi sono buttata nel vuoto ed è una sensazione bellissima, lui ha
controllato la serratura della sua invece.... dicevo: non sa quello
che vuole e grazie al cazzo non lo sapevo manco io a 22 anni, ma
rosico e nel frattempo arriva un altro paladino sul cavallo blu e io,
sempre geniale, MI CI FIDANZO. (fidanzare: termine arcaico che
utilizzo per semplicità e onnicomprensione).storia distruttiva. davvero. e intanto l'essere che ha incantato la
mia estate fin'ora (chè per me fin'ora non era finita) giustamente
scompare.
io sto male.sto male col tipo nuovo che da parte sua non ha un particolare talento
a farmi star bene, per cui con l'anno nuovo torno nuova (e single )
anche io.
il suddetto spirito estivo nel frattempo, se si ricorda mi dice un
ciao di tanto in tanto. ha anche ragione. aspetta visita di fatina da
500 km lontano e ci sogna su, anche solo per un giorno. il suddetto
spirito estivo è di quelli che si scoccia delle ragazze che gli vanno
dietro. in generale di quelle poco tattiche come me, credo.
insomma essere felice... si bello, il lavoro figo, vado a vivere da
sola e sono in partenza per un week-end paura e delirio.
e mi manca l'essere estivo, porca puttana, roba da sentirsi il cuore
preso a morsi.