le luci arancioni tagliano spietate le prospettive del capolinea degli autobus. ed è una fortuna che mi piacca così tanto apprezzare queste linee dure e questi toni, visto che la mia vita è costellata di ritorni solitari in posti anonimi. posti dove fare la faccia da dura e non guardare nessuno, e allo stesso tempo, tenere presente ogni piccolo rumore o spostamento d'aria, con l'attenzione dell'animale braccato di quando in giro ci sono poche donne, e quasi tutti gli uomini parlano una lingua che non capisco.
quello, e in genere la musica nelle orecchie, anche se stasera non mi andava perchè avevo già l'interno della testa troppo rumoroso.
il bus taglia la notte portandoci tutti nella sua pancia. poi ci sarà un cambio, in un posto altrettanto desolato, e poi un cambio ancora in un posto non tanto desolato perchè è troppo pieno di vite perchè lo sia davvero in qualche ora del giorno e della notte. ci sono sempre almeno operai o badanti o studenti fuorisede o indiani o zingari o io.
mi rendo conto di quanto sia patetico tutto sommato trovare il modo di andare avanti ogni giorno in questa vita difficile che mi prende a schiaffoni, fra il lavoro che scarseggia e se non scarseggia mi sfila via tutta l'anima e la capacità di essere appena un po', l'affitto e la spesa al discount, le bollette che mi guardano dal mobile d'iingresso, la mia stanza che condensa tutto quello che ho e diventa l'immagine distorta di quello che più simile per me al mondo sia una casa.
e in tutto questo combattere ogni giorno per avere la testa alta, nel vento, a guardarsi intorno e a non lasciarsi abbattere, e tutto il combattere nel mio lavoro per arrivare col cuore dove si fermano quasi tutti. e tutto questo cercare di non sentire la fame di riconoscimento e di affetto profondo, di qualcuno che mi prenda e mi porti via e mi dica solo: riposati, per qualche giorno non hai più futuro nè passato, responsabilità e coraggio. solo riposo e silenzio e pace. quelli che dovrebbero essere questo, diventano altre persone che vogliono essere accudite, altri misteri oltre i quali andare per poter trovare qualcosa da amare profondamente, tra tutti gli aculei che hanno intorno. diventano persone che si bevono tutto il succo che spremo faticosamente dal mio cuore e che cerco di regalare a chi, credo, se lo meriti.
tutta questa fatica che finisce in un metaforico rutto arrogante e un'alzata di spalle, perchè in fondo, tutto questo non mi era stato richiesto.
e allora poi domani è lunedì, e saranno ancora rotaie del tram, paesaggi cittadini spietati, guardarsi le spalle, nascondersi nelle cuffie, sigarette sul balcone per coccolare il sonno, bambini malati che ridono più di chiunque altro al mondo, guarire persone o provarci, mettersi in gioco, svuotarsi ogni giorno un po'.
mi sento tanto stanca.
martedì 24 maggio 2011
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