ho realizzato oggi pedalando che quello che amo dell'andare in bici o camminare a piedi, e che mi manca quando non faccio queste cose, è guardare il cielo.
il cielo.
ma cazzo, è sempre lì, come si spiega che me lo sia dimenticato? mi manca di stare sdraiata su un prato che un po' punge la schiena e un po' no a guardarmi l'azzurro. meglio se azzurro e nuvole. oppure un orizzonte giallo col sole che scende e il grano tagliato. più o meno l'immagine è: io in bici che pedalo verso casa, strada deserta, acquedotti, treni che passano in mezzo, universo dorato dal sole che rende tutto così maledettamente intenso e malinconico... e il vento.
mica facile.
uscirne senza un fullato di pensieri in testa, intendo.
ma nessuno mi aveva promesso il contrario. (che fosse facile).
intanto tiro le somme del periodo, mentre pedalo e le ginocchia che bestemmiano senza pietà ad ogni affondo di pedale. penso che non ho trovato un ragazzo ma ho un mun che mi sta accanto e mi scrive sul messaggio personale del fotticervellimessenger ti.sento.sempre.più e viene a mangiare la pasta col sugo sintetico di noci e la frittata di spinaci e gli piace anche. penso che ho "il giro dei soliti amici" che neanche un anno fa non esistevano ancora, con cui si beve, si cazzeggia, si parla di come si rimorchiano le ragazze con la manipolazione e le cannucce (una nelle pieghe della fronte e una in quella delle labbra). penso che ho due signorine con cui andare al lago e sfuggire a tale valerio mollicone che ci prova con tutte e due e verosimilmente da domani anche con me.
poi mi gira in testa che lo. che è partito da una settimana travestita da un mese, succedono cose, saltano equilibri, momenti di pace e di tempesta, spezzatini vari di anima e magone. e lo so che lo sto perdendo di nuovo come qualche tempo fa, ma non so, stavolta, se mi troverà. dopo intendo. non ho voglia. non ho voglia. non ho voglia. ho voglia, davvero, di una felicità così limpida e idiota ed accecante, di non affrontare ombre, di buttare fuori i dubbi e i momenti di silenzio e i casini interiori e solo, per una volta, ma una volta per tutte ricominciare a respirare sul serio, ad esistere per me stessa e per trovare, intorno, persone che vogliano splendere con me.
e che non mi accontento mai me l'hanno già detto in parecchi, invece.
e poi torino che rispunta nei discorsi di mille persone. non sentire parlare di una città per anni e poi dopo trovarla nella bocca di chiunque continuamente con un tempismo perfetto e kabalistico.
e poi il buon l. con cui non si parla più, o almeno ci si prova a parlare, ma è tutto spigoloso, tutto un po' spaventoso come su una giostra spaventosa. che lo so che non cadrò, ma il pensiero ci va lo stesso. ecco ora io ho paura di fracassare tutto anche se per gioco, anche se so che quello che c'è da fracassare è qualcosa di rinchiuso in una situazione talmente isolata e onirica e immaginaria, che a guardarla da qui, ora, nella mia cucina con le mattonelle giallino vomito, manco sembra vero il punto di fuga di una finestra con una collina verde rinchiusa fra la cornice dell'infisso e la tenda da sole.
finish.
sigaretta e finire la birra iniziata con mun seduta nel balcone, piedi sulla ringhiera a guardare lo spicchio di cielo che mi resta fra i palazzi, e chiedermi se domani andrò al lago alle nove (partenze degne di furio di bianco rosso e verdone) o andrò a casa a fare La Figlia Che Torna A Casa Nel WeekEnd o resterò qui nella casa vuota di coinquilini a cucinare cose buone o ancora andrò a viareggio con mun e s. a spostare il punto di vista altrove.
dave matthews band che salva dai sospiri e cielo cielo cielo che a strizzare gli occhi si intravedono anche un paio di stelle che vegliano.
sabato 19 luglio 2008
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