"le donne, le femmine, sono più potenti dei maschi, ma cercano un maschio che sia più potente di loro. eppure non riescono a togliersi la forza, anzi, più ci provano, più ne acquistano.
noi poveri uomini abbiamo capito bene che la fragilità è un valore, forse l'unico per rischiare ancora qualcosa e fronteggiare le femmine, ma in noi ha l'effetto contrario, ci rende molli, ci sbiadisce, ci fa diventare orgogliosi e narcisi, vanitosi.
abbiamo preso dalla femmina il peggio del suo carattere e perso del maschio quello che ci rendeva autentici.
una donna per avere fiducia nell'uomo deve essere vinta, presa.
la dolcezza di un amore ha la temperatura dei vulcani, il resto è leccarsi, male, le ferite.
il resto è una malattia, la febbre di un figlio che implora l'amore della madre.
un uomo per amare una donna deve avere il coraggio di vincerla!"
filippo timi - e lasciamole cadere queste stelle.
voglio che te mi bruci, amore.
voglio che mi bruci via la vita, che te non abbia paura di tutti i mostri che popolano le esistenze, dei ponti scricchiolanti da attraversare, che attraversarli non significhi lasciare delle cose indietro.... voglio che con te porti tutto: le ferite la gioia, la tristezza, la stanchezza, i sogni enormi e quelli minuscoli. investimi, annegami, bruciami. vegliami incoscente e aspetta che resusciti, intanto vestimi solo del tuo respiro e dei tuoi occhi. lasciati guardare, nudo, guardami, nuda, senza paura nè vergogna, portami nel tuo cuore e trovami una stanza con una finestra e un albero davanti da cui lasciarsi scaldare al sole dell'alba. lasciami libera di correre e di sorriderti quando ti incontro, lasciami libera di ridere mentre facciamo l'amore, lasciami libera di brillare e bruciare come se non ci fosse ieri o domani ma solo un adesso infinito in cui siamo così vicini da poter sentire il nostro odore. ubriacati dei miei capelli e abbagliati dei miei occhi, lasciami essere e portami con te, nella tua testa, nel tuo cuore, nella tua pancia. sfracelliamoci sorridendo, sfracelliamoci di aria e passi leggeri.
continua a crederci, e anche io, forte della tua follia, ci crederò.
venerdì 26 agosto 2011
sabato 20 agosto 2011
estate, sicilia, ora di pranzo.
c'è la strada vuota, il sole, nessuno in giro. saranno le due di
pomeriggio, saranno 37 gradi spietati di luce ed ombra bollenti. senza
aria, senza neppure un piccolo movimento di insetto o automobile in
lontananza.
ad ogni passo e respiro che faccio, mi torna indietro uno schiaffo fresco
di un nostro ricordo felice. un sorriso per una cazzata qualunque, per i
miei piedini piccoli e la testa grande che non ti spieghi come faccio a
stare in piedi senza cadere, per noi due che scegliamo la carta adesiva
per foderare l'armadio e la signora che ci fa i complimenti perchè siamo
carini e romantici e melensi anche tra gli scaffali del bricofer, il gatto
e i suoi primi piccoli tentativi di arrampicarsi sul letto con noi tra le
lenzuola in una domenica mattina dolce, la zuppa alla zucca buonissima e
le ricette che cercavi per farci da mangiare, il bruco nei funghi che
momenti mi uccide di terrore, giacomo che russa nel letto di sopra, il
bisogno di dormire insieme per cacciare via i mostri, te che mi tieni
caldo in una spiaggia calabrese e mi abbracci e poi mi baci e mi lasci
come una scema senza riposte o parole o domande, un risveglio nella luce
di un residence con shay che ci dorme vicino e una lingua di luce e sole e
polvere che sembra oro nell'aria, le pizzette di apu quando non riusciamo
più a toglierci un sorriso chimico dalla faccia. trovarti alla stazione al
ritorno da pescara e andare a mangiare qualcosa insieme, noi due tutti
vestiti belli per il tuo compleanno, in giro per roma per pranzo. io che
ti aiuto a prepararti dietro il palco di empoli, te che non sopporti la
matita negli occhi. i miei compleanni, quelli in cui già ti amavo ma non
eri il mio ragazzo e mi facevi da mangiare la panzanella. i pomeriggi di
kiwi e arturo, le sere a video stupidi, i sogni, il camper, i sogni, lo
spettacolo, i sogni, toulouse, i sogni tutti rotti che si trasformano in
pezzi di vetro sotto i miei piedi, e il caldo sulla testa, e il silenzio,
e qui non c'è niente di niente di conosciuto, è un viale anonimo con gli
alberi che tremolano nell'afa e il caldo che non si respira, e io rivedo
noi ed è tutto lontanissimo e incredibile, come la vita di un'altra
persona, come le foto di qualcun altro o un film.
non bisognerebbe mai mettersi col proprio migliore amico, come si chiudono
tutti questi buchi da cui mi esce la forza di sorridere un po' o di
cantare una canzone?
te non ci sarai e questo mi distrugge, te sarai via lontano a cercarti la
vita con qualcun altro accanto, o magari non ti fiderai più di nessuno e
ti avrò trasformato in una persona più vuota e più sola, più schiva e
arrabbiata, più disillusa. o magari troverai un amore violento che ti
bruci via tutto questo muro e le difese, e neanche te ne accorgi e già
stai volando, senza bisogno di spiegare niente e di trovare strade o vie
diverse. sarà solo leggero e profumato e ti porterà con se, e non dovrai
seguirlo o cercarlo perchè sarà semplicemente come scoprire una cosa che
abitava già nella tua anima, a cui no devi neanche trovare spazio o nome
nuovo.
vorrei esistesse un modo, felici e vicini, e invece so che te sarai
lontano a curarti il male. e che non conti molto se anche io sento il male
e il dolore dentro di questo sogno abortito e ucciso dal mio bisogno di
mangiare la vita e di avere tutto più di tutto e non capire più niente,
amata riamata e fusa con chi ho accanto senza paura nè possesso, senza
confini nè dolore. solo, essere e lasciarmi amare, come un respiro, come
se dopo un'espirazione semplicemente il torace si riallarghi a prendere
amore, naturale come un bambino che dorme.
e ti ho amato, lo giuro, con tutta me stessa, e ho cercato di toglierti di
dosso le barriere e di lasciarti nudo a sorridere, a scottarti al sole gli
angoli più nascosti di te. ma era sempre come se ti vergognassi, come se
tanto sentimento ti facesse paura e te lo guardassi da lonano, come un bel
quadro, di qualcun altro. aspettavo il mio turno di sentire la tua lingua
sul mio cuore, di sentire il caldo addosso e dentro la pancia, però te eri
là a proteggerti e ad osservarmi amarti, come se fossi già stanco o ferito
di una ferita che ancora non ti avevo inflitto.
era come se io fossi un cucciolo che te guardavi giocare all'amore mentre
te giocavi alla vita, ad essere forte a non farti ferire. era come se te
aspettassi che ti facessi male. io avevo solo bisogno di un sorriso, e che
mi dicessi ti amo.
scusa.
non sono forte come pensavi, o forse lo ero ed ora no.
scusa.
scusa.
non avrei mai voluto ferirti o mollare, scusa.
avrei dovuto essere più onesta e dirti che sono brava a sembrare forte ma
poi ho bisogno di attingere energia per la mia forza, e pensavo che quel
serbatoio fosse il nostro amore, che invece traballava su tre gambe.
ho fatto il mio meglio.
scusa.
pomeriggio, saranno 37 gradi spietati di luce ed ombra bollenti. senza
aria, senza neppure un piccolo movimento di insetto o automobile in
lontananza.
ad ogni passo e respiro che faccio, mi torna indietro uno schiaffo fresco
di un nostro ricordo felice. un sorriso per una cazzata qualunque, per i
miei piedini piccoli e la testa grande che non ti spieghi come faccio a
stare in piedi senza cadere, per noi due che scegliamo la carta adesiva
per foderare l'armadio e la signora che ci fa i complimenti perchè siamo
carini e romantici e melensi anche tra gli scaffali del bricofer, il gatto
e i suoi primi piccoli tentativi di arrampicarsi sul letto con noi tra le
lenzuola in una domenica mattina dolce, la zuppa alla zucca buonissima e
le ricette che cercavi per farci da mangiare, il bruco nei funghi che
momenti mi uccide di terrore, giacomo che russa nel letto di sopra, il
bisogno di dormire insieme per cacciare via i mostri, te che mi tieni
caldo in una spiaggia calabrese e mi abbracci e poi mi baci e mi lasci
come una scema senza riposte o parole o domande, un risveglio nella luce
di un residence con shay che ci dorme vicino e una lingua di luce e sole e
polvere che sembra oro nell'aria, le pizzette di apu quando non riusciamo
più a toglierci un sorriso chimico dalla faccia. trovarti alla stazione al
ritorno da pescara e andare a mangiare qualcosa insieme, noi due tutti
vestiti belli per il tuo compleanno, in giro per roma per pranzo. io che
ti aiuto a prepararti dietro il palco di empoli, te che non sopporti la
matita negli occhi. i miei compleanni, quelli in cui già ti amavo ma non
eri il mio ragazzo e mi facevi da mangiare la panzanella. i pomeriggi di
kiwi e arturo, le sere a video stupidi, i sogni, il camper, i sogni, lo
spettacolo, i sogni, toulouse, i sogni tutti rotti che si trasformano in
pezzi di vetro sotto i miei piedi, e il caldo sulla testa, e il silenzio,
e qui non c'è niente di niente di conosciuto, è un viale anonimo con gli
alberi che tremolano nell'afa e il caldo che non si respira, e io rivedo
noi ed è tutto lontanissimo e incredibile, come la vita di un'altra
persona, come le foto di qualcun altro o un film.
non bisognerebbe mai mettersi col proprio migliore amico, come si chiudono
tutti questi buchi da cui mi esce la forza di sorridere un po' o di
cantare una canzone?
te non ci sarai e questo mi distrugge, te sarai via lontano a cercarti la
vita con qualcun altro accanto, o magari non ti fiderai più di nessuno e
ti avrò trasformato in una persona più vuota e più sola, più schiva e
arrabbiata, più disillusa. o magari troverai un amore violento che ti
bruci via tutto questo muro e le difese, e neanche te ne accorgi e già
stai volando, senza bisogno di spiegare niente e di trovare strade o vie
diverse. sarà solo leggero e profumato e ti porterà con se, e non dovrai
seguirlo o cercarlo perchè sarà semplicemente come scoprire una cosa che
abitava già nella tua anima, a cui no devi neanche trovare spazio o nome
nuovo.
vorrei esistesse un modo, felici e vicini, e invece so che te sarai
lontano a curarti il male. e che non conti molto se anche io sento il male
e il dolore dentro di questo sogno abortito e ucciso dal mio bisogno di
mangiare la vita e di avere tutto più di tutto e non capire più niente,
amata riamata e fusa con chi ho accanto senza paura nè possesso, senza
confini nè dolore. solo, essere e lasciarmi amare, come un respiro, come
se dopo un'espirazione semplicemente il torace si riallarghi a prendere
amore, naturale come un bambino che dorme.
e ti ho amato, lo giuro, con tutta me stessa, e ho cercato di toglierti di
dosso le barriere e di lasciarti nudo a sorridere, a scottarti al sole gli
angoli più nascosti di te. ma era sempre come se ti vergognassi, come se
tanto sentimento ti facesse paura e te lo guardassi da lonano, come un bel
quadro, di qualcun altro. aspettavo il mio turno di sentire la tua lingua
sul mio cuore, di sentire il caldo addosso e dentro la pancia, però te eri
là a proteggerti e ad osservarmi amarti, come se fossi già stanco o ferito
di una ferita che ancora non ti avevo inflitto.
era come se io fossi un cucciolo che te guardavi giocare all'amore mentre
te giocavi alla vita, ad essere forte a non farti ferire. era come se te
aspettassi che ti facessi male. io avevo solo bisogno di un sorriso, e che
mi dicessi ti amo.
scusa.
non sono forte come pensavi, o forse lo ero ed ora no.
scusa.
scusa.
non avrei mai voluto ferirti o mollare, scusa.
avrei dovuto essere più onesta e dirti che sono brava a sembrare forte ma
poi ho bisogno di attingere energia per la mia forza, e pensavo che quel
serbatoio fosse il nostro amore, che invece traballava su tre gambe.
ho fatto il mio meglio.
scusa.
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