questa sera ho ringraziato il momento in cui, mille anni fa, ho messo la dave matthews band nell'ipod... l'ultima volta che ho aggiornato la libreria sarà almeno 6 mesi fa. comunque mi partono di punto in bianco sulla strada verso casa, ed è come pettinare il cervello. dopo i deftones. mai dissonanza fu più intimamente apprezzata. e mentre urlavo (ma dentro, solo dentro) camminavo su una pallida idea di marciapiede in una di quelle strade-sorpresa che la mia città riserva... quelle che un attimo prima scendo dal 409 e un attimo dopo sembra di essere nella più spersa campagna, restando dentro il raccordo...
solo due giorni fa ero nel regionale, a parlare per 180 minuti in english con giovane australiano in viaggio around the world, a scambiarci notizie di musica e insegnare parole nelle rispettive lingue. essendo una delle rare situazioni in cui io ero avvantaggiata, gli ho potuto insegnare in ordine
poppa
cannolo
cannone
gesù
muschio
e poi basta.
e dopo il poppa international che ha lasciato il buon l. sfasato al binario, salutai questo biondo avventuriero dell'altra parte del globo, che mi ha confermato che l'acqua gira al contrario laggiù ( uno dei momenti migliori della mia vita resta quello in cui abbiamo iniziato a scambiarci le citazioni dei simpsons della puntata sull'australia) e che effettivamente sì, è strano vedere le stelle tutte spostate e si è emozionato vedendo per la prima volta la stella del nord (che poi secondo me bara perchè lo sanno tutti che la stella del nord sta in culo alla luna alla fine dell'orsa minore e l'han vista in 4). ho promesso che vado a vedere la croce del sud. giurin giurella.
e poi io e il buon l. in giro per la città afosa (ma lui felpa e sciarpa, il folgorato) a dire cose improprie alle spalle della gente passeggiante per il centro e a ridere come due cretini. obbligarlo a camminare col mio zaino fino al ponte dopo (abituati giovane che tra il tirreno e l'adriatico ce n'è) e poi e poi e poi e poi due giorni che tutto sommato non so se.
i sorrisi e resistere 3 ore e 20. poi basta, si è data una nota abbastanza dignitosamente profonda alla cosa da poter cedere e continuare lo stesso a cazzeggiare.
e poi c'è una finestra da cui si vedono le righe bianche e marroni della tenda del balcone, le colline dietro, le labbra tra questo e i miei occhi e godersi il silenzio e la pace, e non pensare che tra poco tutto tornerà nell'ordine normale delle cose in cui in fondo ci si legge e ci si ascolta e ci si stupisce di vedere come se esistesse una carta carbone dei modi di ragionare o di divergere.
sentirsi, dopo tanto tempo, leggera, tranquilla, felice senza postille o senza ombre.
senza neanche dispiacersi quando scompare nel sottopassaggio della stazione, perchè tutto sembra intessuto di un arrivederci. e se non sarà così, cristallizzato in quel momento lo sarà.
nello zaino estivo ci vogliono
3 magliette di cotone
2 pantaloncini
1 paio di pantaloni lunghi
3 paia di mutande
3 paia di calze o calzini di cotone
1 paio di calze o calzini di lana
cappello di lana
cappello o un foulard per coprirsi la testa dal sole
ciabatte
1 asciugamano da mare
1 asciugamano piccino
costume
1 scaglia di sapone di marsiglia (buono per lavarsi e per lavare)
spazzolino e dentifricio
cerotti
gavetta per cucinare e mangiare
fornelletto
tazza in metallo con bordo in gomma
strofinaccio
coltello
torcia
carta e penna
poncho impermeabile
1 maglione o un pile
sacco a pelo
stuoino
due bottiglie di plastica da un litro e mezzo
la tenda (in caso divisa con eventuali compagni di strada)
bussola (se la si sa usare)
lunedì 26 maggio 2008
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