scendo dal treno e la prima cosa sono un sacco di stelle. chi le vede mai le stelle, nella lingua di cielo tra il mio palazzo e quello di fronte?
ok. stelle. reminescenze del passato coi pantaloncini blu di velluto a coste.
entro in casa. e nn vedo l'ora di uscire. è la cosa più naturale del mondo agguantare il cane e andare per strada. odore di pane, di camino, di ristorante. dove vivo io solo smog. vabbè. quasi quasi mi viene da consacrarmi a un inno celentaniano piuttosto famoso e dirmi che stavo meglio in paese e la città non fa per me. anche se la sento la pressione sottile delle solite facce nei soliti posti. e io invece che cerco di disperdere e disgregare. come per la bici.
-smontata tutta, so come funziona
-rimontata tutta, so aggiustarla
ergo, io mi devo ancora un po' smontare a pezzettini piccoli/minuscoli/infinitesimali, che mi devo capire PRIMA, poi mi rimonterò, per sapermi aggiustare.
trovare anche che sta cazzo di gelosia che mi sta crescendo dentro ha un suo posto perfettamente logico nei miei meccanismi, e smettere di incazzarmi e non dormire. circa dieci giorni che oscillano tra le due e le cinque ore di sonno.
giovedì 25 dicembre 2008
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