un balcone di una casa non mia, l'ennesima di mille sigarette che fra un tiro e l'altro scandiscono sguardi e sospiri.
sospiri che nascondono parole che non si possono dire e cose che non si possono fare.
vita che scorre.
occhi, collo, pelle inesplorata che resta nei sogni ferma ad aspettare e che aspetterà.
sensi di colpa raccolti e rispettati.
silenzi.
cercare e non trovare per paura di dover trovare quello che cambia il corso del già fatto e già detto.
vita zingara da condividere, facce, persone, avventure surreali, avere qualcosa da raccontare insieme un giorno perchè quando due vite storte e complesse si incontrano a volte si trovano a spartire la stessa onda.
nostalgia di quello che c'era, consapevolezza che è passato e resta nei ricordi, fa già parte del passato da escludere dal presente per essere ancora in gioco, senza che la malinconia con un velo copra quello che ci sarà. ma per un istante, un minuto, un giorno, lasciarle prendere il sopravvento e lasciare che sia, così, tutto silenzioso dentro e fuori coi pensieri, le parole, le parole tra un tiro e l'altro di fumo azzurrino.
sentirsi un po' sola.
sentirsi un po' l'altra. e lasciare andare quello che da sempre si sapeva sarebbe passato e avrebbe lasciato questo piccolo ricordo che un po' morde la pancia e un po' fa sorridere.
aspettare che la vita, con uno scossone riprenda a scorrere.solo il tempo di una doccia.
vita che scorre, su una casa nuova che non so se riuscirò a pagare, su un altro lavoro di cui ho bisogno e che non ho, su una silenziosa nostalgia di un cane che è l'unica cosa che fa dire "casa" e che bisogna lasciare andare, anche quello, per lealtà e rispetto della vita e silenziosa accettazione e coscienza del viaggio che si intraprende. per vivere leggeri. e non doversi guardare indietro.
oggi ti ho fatto guardare indietro la mia mano che ti salutava silenziosa, te nel panorama della casa non mia, io che lo guardavo con te dentro e ti lasciavo andare. è un diritto essere lasciati andare, per un secondo sono stata egoista e ti chiedo scusa.
è solo che, guardandoti negli occhi, non sono riuscita a dirti "buona vita" e ora, che l'ho fatto, fa un po meno male sapere che forse non ci rincontreremo, e sono contenta di non averti salutato con un "buonanotte" amaro e già distante.
lavora per la tua felicità.
abbi il coraggio della tua felicità.
cerca di essere felice, che i tuoi occhi tristi stonano con la tua luce.
che te possa avere la voglia di lavorare per essere felice e circondarti di persone che ti diano felicità, ti riempiano la vita.
che il bisogno che hai di cose nuove non sia un'inquietudine insoddisfatta che ti fa scegliere di non prendere mai in considerazione il bivio, ma sia una guida illustrata della spagna che, nella sua incompletezza, ti spinga a quanto non avevi previsto e ti metta alla prova per acquisire risorse nuove e la voglia, nonostante tutto, di rimettere lo zaino in spalla e camminare senza curarti di quanto pesa. zaino, maledetto e meraviglioso, ci porti quello che ti serve dentro, lo maledici perchè ti rallenta e ti obbliga a stare coi piedi più ancorati al suolo, ma che contiene il poco che ti serve. il peso può far sorridere a volte. solo a volte, se quello che lo determina lo vuoi davvero con te.
fallo per tutte le cose della vita.
martedì 15 gennaio 2008
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