venerdì 25 dicembre 2009

guardare l'italia scorrere di lato su un treno è come guardare da angolazioni diverse la stessa anima multiforme.
ho scoperto che sono in astinenza da treno con interni grigi optical anni settanta e tende verdi a sventolare. sono pochi i treni dove ancora si possono aprire i finestrini, e a me piace viaggiare su quelli. mi piace quando accanto c'è il mare, d'estate, con tutto aperto sentire gli odori mediterranei. mi piace che i capelli si muovono intorno incontrollati e sfidare lo sguardo delle vecchiette che vogliono il treno ermetico.
viaggio quasi solo in aereo ormai, le low cost e la carta di credito costituiscono un richiamo troppo forte per non approfittarne (salvo poi trovarsi con una frequenza imbarazzante a parigi a cercare del martini vicino a convention).

ho voglia di uno dei miei memorabili viaggioni in solitaria. un paio di libri, lettore mp3 carico, viaggio che parte con gli occhi oltre il vetro. viaggio per andare da qualcuno, magari, che non vedo da un po'. ho voglia di avere il mio taccuino accogliente e la matita morbida temperata per lasciarci su i pensieri, che le traversine che scorrono via possano smussarli e farli rimbalzare al posto giusto nella mia testa.
vorrei concedermi uno dei miei viaggi infiniti chiarificatori di mille dubbi, di quelli in cui si prendono le decisioni memorabili. spero di fare il viaggio, a capodanno, da sola fino in toscana. mi piace la roma-pisa, il regionale che impiega quattro ore e venti per fare trecentoquarantasei km, avere il mare a sinistra e cercare di conquistarmi un finestrino. nel lasso di quel tempo un libro breve si può anche finire.
in regionale quasi mai nessuno fa da capolinea a capolinea come me. vedo le persone cambiare di stazione in stazione mentre io mi godo il mio isolamento dietro gli occhiali da sole, che preferisco non socializzare in treno e godermi in silenzio come cambiano gli accenti e i dialetti, la prosodia dei discorsi e le cantilene dei monologhi da treno. spazio sacro che attraversa la terra, mi regala sprazzi di immagini.
scendere se mi va, prendere un caffè e vivere una città per due ore, il tempo di aspettare il regionale successivo.
mi piace pensare che non li toglieranno tutti, che l'alta velocità non mi priverà del diritto alla lentezza e alle sfumature.
tornare da tropea a roma in regionale è stata una goduria senza precedenti questa estate. pian piano, il tempo di capire tre mesi di delirio. piano piano.


ora ne ho bisogno.
devo andare, partire, godermi la fuga dei particolari di lato. sempre seduta dal lato del mare, le onde come i sospiri da lasciare indietro.