“Signore e signori,
vola per le osterie una triste notizia: il signor Augusto, detto pagliaccio, s’è dipartito, involato deceduto: è morto. I suoi pochi amici e i suoi molti creditori piangono l’immatura scomparsa avvenuta a soli duecento anni d’età. Non si poteva dire bello, non si poteva dire intelligente, non si poteva dire niente su di lui, perché ad ogni più piccola osservazione, replicava lanciando zampilli di saliva sulla faccia. In questa triste occasione dovrei fare un discorsetto sulla natura del trapassato in modo da far restare un buon ricordo di lui. Amici carissimi, l’impresa è disperata. Come faccio a parlarne bene? È difficile trovare un solo episodio in tutta la sua sgangherata esistenza che ci potrebbe far dire “ma in fondo era un bravo figlio”. È sempre stato un buono a nulla, un pigro, ubriacone, attaccabrighe, scansafatiche, disonesto nel giocare, infido nelle amicizie, tormento del padrone di casa e dell’esattore della luce. Piangiamo tutti la tragica notizia che egli è morto adesso anziché nel momento in cui l’ostetrica ha detto “è un maschio”. Nella sua lunga e deplorevole esistenza si è dedicato ai secchi d’acqua in faccia, uova rotte sul cranio, pennellate di sapone nella bocca. Suonava il trombone coi piedi e ballava il tango con le orecchie. Faceva ridere i bambini e piangere i propri figli. Io, nella mia qualità di clown bianco e suo fraterno nemico ho cercato in ogni modo di impartirgli una civile educazione a base di legnate sulla testa, pestate sui piedi, cazzotti sulla nuca. Ma l’Augusto pagliaccio, ribelle ad ogni consiglio, ha continuato la sua turpe carriera di grottesco ubriacone, continuando imperterrito a dibattersi sotto una pioggia di uova marce, schizzi d’acqua sporca fino a crepare soffocato da un uovo di struzzo che, entratogli nel naso, si è bloccato nella profondità della terza carotide della quarta faringe a sinistra provocando l’arresto dei polmoni e la fuoriuscita dell’anima dall’orecchio destro.
Egli non è più. Per fortuna rimango io. Piangete, fratelli, se volete; per mio conto ho già pianto fin troppo quando lo dovevo sopportare al mio fianco nella pista del circo.
E così sia”.

