lunedì 20 luglio 2009

hai 27 anni e non hai la più pallida idea di come si faccia a viaggiare con un trolley. per niente. zaino, vestiti vomitati/esplosi fuori spiegazzati da dio che ti obbligano a scegliere i posti e le situazioni e le cose dove andrai. cioè. non è che ti obbligano ma di sicuro non ti sei posta il problema di certe cose. non lo metti neanche in preventivo. non è che puoi avere un ragazzo normale se il meglio della tua eleganza presuppone cose che vanno bene per giocare e per camminare e per dormire. abbigliamento multi funzione yeah yeah yeah. in realtà non puoi avere un ragazzo normale che possa non incazzarsi o quantomeno essere un po' geloso se hai passato tre notti in tre città diverse a dormire in posti che non hai previsto e che tutto sommato non ti importa minimamente di programmare o prevedere. altrimenti se devi programmare o prevedere tanto vale che invece di questi giorni di vacanza te ne restavi a roma a ricalcare le stesse strade di sempre con la tua bici che ti racconta storie mentre pedali, che qualcosa là nella pedivella inizia a lamentarsi perchè ha preso troppa acqua o troppo poco lubrificante, chissà.

hai ventisette anni e a quanto pare non riesci a passare una serata pensando di andare in un locale. l'idea ogni tanto ti sfiora e ogni tanto ci vai, tipo a ballare se la musica merita. ma intanto alla fine se fuori è buio stai in giro a giocare, a vedere spettacoli o a fare le chiacchiere in strada con gli amici. a volte esci, poi la bici decide da sola e ti godi la notte. ma non è questo il caso o il momento, visto che ora sei a milano, corso italia, un posto che quando lo dirai a tua madre al telefono le sveglierà i ricordi che la pungeranno in varie zone di cervello e cuore e allora mi sa che le manderai un messaggio per non sentire la sua voce stanca e la sua difficoltà a far scivolare via i momenti difficili.
ieri in macchina c'era ste scazzato a morte, e l'unico rumore che si sentiva, oltre la musica dell'ipod, era quello di clave spostate da una parte all'altra. in quante macchine sulla cisa ci sono 15 clave? non lo so. in generale credo che non ci siano così tante clave quanti, non so, cani che fanno su e giù con la testa nelle automobili. hai 27 anni e non puoi fare un cazzo se due delle persone più importanti della tua vita scazzano perchè sono stanche di guidare e vogliono tutte e due dormire e te come una cretina non hai la patente perchè invece di guidare cazzeggiavi a scuola tra giornali laboratori e minchiate del cazzo.

casa di busk a milano è come il castello sulla pietra pesantissima di magritte. respiro in una città che in genere mi mette un'ansia subacquea.

bicicletta. via.

mercoledì 15 luglio 2009

...l'aria arancione di notte

...in bicicletta, mentre in maniera prodigiosa per una volta non mi perdo a centocelle. possibile che in un quartiere a scacchiera io non riesca mai a fare la stessa strada? possibilissimo. infatti, appunto, mi perdo sempre. devo uscire con mezz'ora di anticipo fissa.

slego la bici attaccata a un divieto di sosta e pedalo, in piedi. c'è una luna che disegna una luce a semicerchio negli spicchi di cielo tra i palazzi.
fischietto, con un po' di paranoia per le rotaie del tram che luccicano come tagliole urbane, golose delle ruote della mia bicicletta. fischietto e non posso fare a meno di pensare che venerdì parto. me ne vado. via. ripasso nella testa quello che non devo dimenticare: un libro che ho promesso di prestare a lopo, il sacco a pelo, il materassino e la tenda, controllare le previsioni del tempo. che ne so io se l'estate mitteleuropea regala le notti di cicale di qui? pedalo nelle strade che ormai mi sono più familiari di quelle del paese da dove vengo. conosco a memoria le buche e le increspature dell'asfalto, so dove riesco a mantenere l'assetto anche senza le mani sul manubrio e dove invece è meglio avere il freno a portata di indice e medio.
pedalo e canticchio e fischietto e mi proietto su dove sarò tra una settimana, e mi gusto il saperlo immaginare solo in parte. è bello non potere immaginare tutto, è ancora più bello avere chiari in testa quei due o tre puntini da sfiorare nel mio tragitto e poi per il resto lasciare che sia l'improvvisazione e l'umore mio e dei miei due compagni di viaggio a dettare il percorso. è bello pensare che sarò distante da qui. tanto. dai problemi e dalle consuetudini. guardare le cose da lontano è un palliativo efficace. i problemi sembrano più piccoli e con una loro logica nel punto in cui si sono piazzati a costringermi a modificare ancora una volta il mio stile adattivo, le mie strategie di sopravvivenza. e pensare che un giorno tornerò con un quaderno pieno di biglietti del treno e dei mezzi, email, pezzetti di storia e di un viaggio che aspettavo da più di un anno. sono anche felice che inizi dalla ferrovia roma-pisa, e spero di riuscire a prendere il caro vecchio regionale, quello da quattro ore e venti di percorso, infinito, di cui conosco le fermate a memoria. quello che regala morsi di mare e distese di campagna, serre, paesi, colline e ciminiere delle cattedrali elettriche che fanno da pietra miliare sulla costa tirrenica del centronord. quando si tengono i finestrini aperti si sente quasi il rumore delle ruote sulle rotaie, posso immaginare le traversine che passano veloci e ad una ad una seppelliscono un'increspatura di sopraccilglia o un momento ombroso. dal regionale, coi finestrini che ancora si possono abbassare e le tende ruvide e verdi che sbattono nell'aria impazzita, si possono sentire cambiare gli odori fuori. è un viaggio che merita questo nome forse più di altri viaggi in treni bianchi, silenziosi e velocissimi.
via via via nella traiettoria stretta e irrequieta del prossimo mese...