"Il Kurdistan è una zona molto estesa e che comprende parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia , che comprende parte degli attuali stati di Nord Iracheno, est Turchia, sud dell'Iran e, in minor misura, Siria ed Armenia.Il Kurdistan, disomogeneo linguisticamente e culturalmente (oltreché in fatto di religione) non è uno stato indipendente; il termine Kurdistan dovrebbe indicare semplicemente la regione geografica abitata in prevalenza da Curdi, ma ha acquistato una connotazione politica: dietro questa delimitazione geografica si nasconde uno dei luoghi piu' ricchi di petrolio al mondo, generando intorno ad esso forti interessi economici, tra cui l'invasione americana in Iraq.
Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) in Turchia, il Partito Democratico Curdo (KDP) e l'Unione Patriottica del Kurdistan (KPU) in Iraq, il Partito Democratico del Kurdistan Iraniano ed il Partito per la Libertà del Kurdistan (PJAK) in Iran sono gruppi terroristici ben equipaggiati ed addestrati finanziati direttamente o indirettamente dagli USA dislocati in Iraq ed alcuni Paesi europei. Grande quantita' di denaro, infatti, fluiscono in conti correnti bancari turchi generalmente a prestanome. Al contrario, i Paesi dove essi risiedono non sono ovviamente disposti a rinunciare a parte del loro territorio. Lo scontro è spesso violento e si sono segnalati atti terroristici e di guerriglia da parte del PKK, seguiti da feroci repressioni (ad es. il bombardamento di Halabja con armi chimiche da parte dell'esercito iracheno di Saddam Hussein).
(...)
A seguito dell'invasione statunitense in Iraq, la questione dei curdi si inserisce nel quadro delle strategie da seguire per ottenere il controllo del territorio e delle sue preziose risorse: gli USA spingono per l'indipendenza del nord iracheno con capitale a Kirkuk, che passerebbe subito sotto la sua "tutela" e la controparte spinge invece per un Iraq federale con la capitale a Bagdad."
H. ha 13 anni e viene da lì e ora sta morendo da tipo due mesi nelle stanze sterili di un ospedale italiano, leucemia bastarda e trapianto non riuscito. si spegne pian piano. ha deciso che basta, ma i dottori hanno ricominciato la chemio sul suo corpo che ormai sembra di un bambino di otto anni. ha deciso che basta ma lo sottopongono ad un altro trapianto. ha deciso che basta e molto probabilmente non sentirà più l'odore di polvere e asfalto umido che il temporale di stasera regala alla mia città.
mi chiedo come può essere a 13 anni, quando dovrebbe giocare alla playstation o più verosimilmente avere la vita di un tredicenne curdo (che non ho idea di cosa sia) nella sua terra, pensare di non vedere più la propria casa o i propri genitori. occidentalizzato dalla malattia, spersonalizzato da cortisone e altre cose che gli hanno infilato a forza nelle vene e che lo trasformano in uno sconosciuto allo specchio, in una cultura lontana e in una casa famiglia prima, in un mondo di camici bianchi e odore di disinfettante poi. non vedere più i genitori e il proprio sole. e suo fratello, R., ha meno dei miei anni e una faccia già antica dopo due anni in italia col fratello e 4 mesi tra le quattro mura di una stanza con lui, chiuso a vederlo prima cambiare, poi andarsene pian piano come se il corpo si svuotasse. quattro mura attraverso cui non passa neanche l'aria di fuori, sistemata ad hoc dai filtri dell'impianto di condizionamento.
e prima zainab che una settimana prima di morire mi ha insegnato come si gioca a biglie. e a dieci anni aveva già capito e mi ha lasciato quel gioco che la me di dieci anni non ha mai imparato al momento giusto e l'ho imparato nella sala giochi dell'ospedale. zainab che è morta ancora prima del trapianto.
e miljana se ne è andata poco dopo, niente a che fare con la bambina che ho conosciuto, perchè se n'è andata gonfia di cortisone e coperta di peli e tremante come una vecchietta di otto anni, che aveva la pelle trasparente e ha fatto una collanina per me. perline rosa e azzurre. il sorriso raro di miliana e le sue lacrime mute mentre diceva che non voleva più essere curata e non voleva più nulla. e le mie lacrime mute nello stanzino dove ci cambiavamo poco dopo. e gli occhi della mamma di a. che il giorno che miljana è morta mi chiedevano se succede sempre, se sarebbe successo anche ad a.. io la mamma di a. dopo quel giorno non l'ho più vista in ospedale, ora viene sempre papà.
e faris. e poi gli adulti. spariti, e un giorno chiedo all'infermiera e l'infermiera abbassa gli occhi con la luce di chi deve dire "non c'è più".
ad. che assomiglia ogni giorno che passa più a miljana. e il cuore trema.
.....
e poi dopo.
poi dopo gli spilli nell'anima, il mio non dire la parola in più per salvare quel che restava julie e benjamin, solo troppa stanchezza per poter dare respiro a un dolore più grande, il desiderio di calore che non riesco a ricreare in nessun modo intorno al cuore e il risentimento. l'egoismo e l'esigenza insieme di soffrire un po' anche perchè il piccolo sogno che portavo si è infranto e allora succede che a un certo punto basta, basta davvero stare male.
e questo cuore che non si svuota mai, e queste lacrime che hanno perso la strada per scendere.
e anche stasera non rileggerò cosa ho scritto.

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