sabato 31 dicembre 2011

routines

controlla mail.
nessuna nuova mail.
cazzo.
dormirà.
chat.
spiegare alle amiche.
organizzare capodanno.
salutare un amico.
controlla mail.
nessuna nuova mail.
cazzo.

esco in bici.

considerazioni di una quasi fine anno

l'amore è lasciarsi scalfire.
mettersi davanti all'altro, mantenere la propria forma, ma farsi scalfire come la creta, o come il marmo. ma comunque, essere disposti a lasciare che l'altro ci lasci dei segni addosso del suo passaggio, che siano semplicemente dei piccoli graffietti, delle pieghe sul vestito o nelle lenzuola dell'anima, un'impronta anatomica della testa che dorme sulla spalla e il naso nel collo, una minuscola ruga o capello bianco.
se non si tollera l'imperfezione, di quel tipo, tipica di quella persona, però, lasciare perdere e respirare altrove.

mi manca la tua meravigliosa imperfezione. provo a respirare altrove.

che male.

giovedì 29 dicembre 2011

cose da non dire al proprio ex a meno che non si voglia spezzargli il cuore:

rimpiango di essere stati insieme.



(grazie mille caro ex fidanzato, la tua umanità è sempre un grande esempio per tutti noi vile plebaglia che ancora ci lasciamo condurre dal cuore e dai sentimenti.)



(fottiti)

mercoledì 28 dicembre 2011

io e psycho (che è l'altra metà di me) che per comodità chiameremo domitilla

psycho è la parte di me che chiamo così perchè vuole piacere agli altri dimenticandosi totalmente di se stessa. analizzo di seguito le cose che tendo a fare per piacere agli altri dimenticandomi di me. in genere non dimentico mai quello che scrivo. o se lo dimentico, ste me lo ricorda e mi manda anche il link.

allora, domitilla diventa la donna perfetta per te: sei un romantico? diventa romantica. sei un non romantico? diventa cinica. sei un sognatore? stacca i piedi da terra. sei un punkabbestia? si fa i dread. questo perchè per lei, e per la sua autostima misera, è importante, per prima cosa, sedurre. sedurre la fa sentire bella e amata. per un breve lasso di tempo, domitilla non solo si lascia amare dal sedotto, ma riama intensamente. succede che poi domitilla scompare perchè io sono più forte, oltre ad essere l'anima creatrice di domitilla. per cui se ci sono cose che non mi vanno giù non mi trattengo. detesto l'invadenza, fisica, psichica, materiale, mentale, telematica. potrebbe tradursi in tanti modi, semplicemente, io sono insofferente alle ultramanifestazioni di affetto che nascondono delle evidenti necessità di possesso e di riconoscimento di tale possesso. tranquillo, caro conquistador di turno, che se ti amo, da fuori si vede. se decidi di proclamare la mia conquista senza il mio permesso, con atti più o meno pubblici, più o meno subliminali, più o meno espliciti, veleggia lontano, mollami. io non sono tua, non sono di nessuno. limita la mia libertà mentale, relazionale o temporale, e sei un nome sulla lapide del cimitero del mio cuore. addio, con tanti saluti. come io rispetto la tua essenza, rispetta la mia e non soffocarmi, non mettermi il tuo marchio di fabbrica.
piesse, se vuoi conservare qualcosa del nostro rapporto, lasciami il tempo di disintossicarmi delle tue attenzioni. ora come ora, il rapporto con te è la necessità di essere comunque una persona educata.

buoni propositi del 2011: prestare molta molta attenzione alle persone con cui.

cara domitilla, cortesemente, vaffanculo anche te.

martedì 13 dicembre 2011

la mia vita sembra la mia scrivania, che è talmente piena che ogni volta che ci appoggio una cosa, ne cadono altre dagli altri lati, spinte via dallo spazio occupato dalla cosa nuova che ho appoggiato. vorrei tenere tutto su e non c'entra. vorrei fare piazza pulita ma non sono capace. appena rattoppo si fa un'altro buco.

accidenti.

lunedì 12 dicembre 2011

la ballata della bombarola

ahahahaha
me la rido.

grazie ste, mi hai fatto prendere per le corna sto cazzo di toro cornuto che mi ha angosciato la vita.
dare un nome al proprio dolore, alle proprie ferite, aiuta ad imparare a prendersene cura.

ora sono nel limbo della bomba che ho lanciato... conseguenze? sviluppi? futuri possibili?

nooo solo un sacco di presente, molta leggerezza, zainetto da trekking aggressivo sulle spalle.

metaforicamente.

due metaforiche mutande, due metaforiche magliette, un pantalone lungo, due corti, calzini almeno tre paia di cotone, uno di lana, torcia, coltello milleusi, gavetta, fornellino, tenda light da uno, asciugamano e sapone di marsiglia.

fanculo, qualunque orizzonte sia, anche vecchio, ho gli occhi vuoti, nuovi, svuotati... salite? discese? sorrisi?


UN SACCO DI VENTO!

(e come nelle migliori tradizioni dovrò fermarmi a comprare un sacco a pelo e un pile, tanta voglia di andare e poca di dormire )

domenica 11 dicembre 2011

you fit into me
like a hook into an eye

a fish hook
an open eye

margaret atwood


la sfida sembra sempre quella di vivere il presente nonostante il passato.
il passato e i suoi errori, il passato e i suoi dolori, la nostalgia per quello che sarebbe potuto essere e che abbiamo scelto di non capire se sarà mai. ho chiuso delle porte, e se il dolore ancora filtra come la luce di notte, dalla fessura in basso, forse è solo che ho amato davvero, e ci vuole tempo, e miele sulle ferite, come mi ha scritto elena. basta sale. se ho amato qualcuno che non è in grado di farmi stare bene, ho sbagliato a voler essere cieca e andare aventi lo stesso. gli uomini, credo, non andrebbero mai conquistati. solo, bisognerebbe lasciarsi conquistare. almeno, se quello che si vuole da una storia, è ricevere amore. lottare appartiene all'amore? forse appartiene alla speranza di raggiungerlo, ma nella completezza dell'amore, prima o poi deve arrivare il mare calmo.

domenica 4 dicembre 2011

domenica pomeriggio



domenica pomeriggio passata a rammendare i calzini e a guardare film.

(ho sempre immaginato l'ospizio dei pagliacci con i calzini a righe stesi ad asciugare, tutti bucati, e loro seduti sotto una tettoia a guardare i vestiti dei loro piedi che si riposano e respirano vento).

intanto rotolano i pensieri, problemi nuovi e vecchi da mettere in a posto con ago e filo e punti.

domani è lunedì, e mi rimboccherò le maniche. tra poco zuppa e di nuovo materasso e piumone.

giovedì 17 novembre 2011

non ho passato una bella notte.

sono andata a dormire angosciata. mi angoscio quando non capisco le cose, mi viene la smania del super controllo e della razionalità a tutti i costi, dei nessi causa-effetto anche quando sono nettamente oltre le mie possibilità e capacità. o anche oltre le mie conoscenze.
dovrei farmi scivolare addosso certe cose, fuori c'è il sole, quattro gradi, devo andare a comparare un pennino da china, il gatto ronfa sul mio letto approfittando della mia indulgenza.

dovrei.

consumo questa ansia sottile facendo delle cose, aspettando il momento di andare a lavorare, mi infilerò nella città e farò una dozzina di km in bicicletta per consumare un minimo le asperità che sento dentro.

a volte il sole splende così forte e inaspettato nella mia vita, da far fuori tutte le ombre. il problema poi è che quando arriva un momento di buio, il contrasto è così forte che non riesco a distinguere più niente.

oggi day off.
i.

sabato 5 novembre 2011

questa è la mia rosa...

...questa è la mia vita, che scorre nella mia casa, nella mia strada e nella mia città. lui arriva, la mia vita entra in una bolla per un po' di giorni, poi riparte, un po' più vuota e disillusa da tutti i persempre che poi finiscono sul marciapiede di una stazione.
che ne valga la pena.
sceglierò con più attenzione, valuterò tutti gli aspetti possibili. sarò spietata e vorrò il massimo.

voglio essere felice.

non voglio più aspettare i sogni di qualcuno. a forza di aspettare passano le stagioni e i treni, e io resto sempre ferma qui a sentirmi troppo immobile e insoddisfatta perchè accanto ho chi è più inquieto di me e non trova pace e deve sempre andare via.

ecco, ora succede che voglio seguire le mie regole e le mie necessità.

ciao amico mio, per favore non tornare e lasciami da vivere tutto il domani che ho. ho deciso, ho messo radici, ho comprato una rosa. non illudermi più e non farmi sentire importante, tutto sommato non sono così importante, ed è giusto, te hai la tua strada sterminata e il tuo bagaglio leggero. io sono qui che compro piantine e progetto come riarredare un pezzetto per volta la mia vita. lo ammetto, sono felice di quello che ho anche se è una vita piccola piccola, senza palchi e senza luci in faccia, senza nessun applauso.
basta altalena però.
basta.
se te sei felice, prendi la tua felicità e portala lontano, non abbagliarmi più.

io mi sento di nuovo leggera.

venerdì 4 novembre 2011

le cose semplici

una bambina piccola con un cappotto rosso e una bambola tenuta per un braccino di plastica, mentre pende come un piccolo morto al suo fianco. ha i capelli ordinati da domenica mattina, e la mamma accanto a lei non è neanche lontanamente tanto elegante.

cantare una canzone con le labbra chiuse nell'aria incerta delle sette e mezza di mattina.

il muso del gatto visto da sotto in su, un insieme morbido di forme triangolari feline, soffici giocose, attente, curiose e tutto sommato amorevoli.

il finestrino aperto del tram, io in piedi nel corridoio, una giornata incredibile sulla schiena e questa aria dolce che mi accarezza le guance.

l'odore di detersivo dei panni appena ritirati.

vecchi diari riletti.

l'aria di roma che cambia e trasforma il novembre che sa di maggio in novembre vero e l'inverno che arriva, il buio presto e non abituarcisi mai, in fondo.

voglia di camminare nella città buia e le vetrine illuminate.

una bicicletta da bambino legata a un palo, per strada, chissà chi ci sale, chissà cosa sogna.

un piccolo piccolo topo con le orecchie trasparenti di sole, gli occhi a goccia di caffè, sembra così piccolo e morbido nel duro asfalto della città.

spostarsi camminando.
misurare il mondo a passi e respiri, e canzoni appena sussurrate.

mercoledì 2 novembre 2011

80 post???

ma scherziamo??
e ora quanto è che non scrivo??? perchè non scrivo più? niente niente mi sto nascondendo da me stessa?

si certo che si, cara donna scarsa che poi sarei io.
bene bene,
mi piace il profumo "roma", scoperte degli ultimi tempi. e mi piace un sacco camminare, lo sapevo ma non lo facevo da una vita. e mi piace trascorrere tempo nei posti della città dove le persone non si fermano mai, creare le mie consuetudini, abituarmi agli odori e ai listelli delle panchine. ho la stoffa della clochard. amo la complessa, silenziosa, dolcissima arte, di costruire le consuetudini e imparare a sentirmi a casa.
era ora.
29 anni forse ancora recuperabili.

venerdì 26 agosto 2011

una finestra, all'alba

"le donne, le femmine, sono più potenti dei maschi, ma cercano un maschio che sia più potente di loro. eppure non riescono a togliersi la forza, anzi, più ci provano, più ne acquistano.

noi poveri uomini abbiamo capito bene che la fragilità è un valore, forse l'unico per rischiare ancora qualcosa e fronteggiare le femmine, ma in noi ha l'effetto contrario, ci rende molli, ci sbiadisce, ci fa diventare orgogliosi e narcisi, vanitosi.

abbiamo preso dalla femmina il peggio del suo carattere e perso del maschio quello che ci rendeva autentici.

una donna per avere fiducia nell'uomo deve essere vinta, presa.

la dolcezza di un amore ha la temperatura dei vulcani, il resto è leccarsi, male, le ferite.

il resto è una malattia, la febbre di un figlio che implora l'amore della madre.

un uomo per amare una donna deve avere il coraggio di vincerla!"



filippo timi - e lasciamole cadere queste stelle.



voglio che te mi bruci, amore.
voglio che mi bruci via la vita, che te non abbia paura di tutti i mostri che popolano le esistenze, dei ponti scricchiolanti da attraversare, che attraversarli non significhi lasciare delle cose indietro.... voglio che con te porti tutto: le ferite la gioia, la tristezza, la stanchezza, i sogni enormi e quelli minuscoli. investimi, annegami, bruciami. vegliami incoscente e aspetta che resusciti, intanto vestimi solo del tuo respiro e dei tuoi occhi. lasciati guardare, nudo, guardami, nuda, senza paura nè vergogna, portami nel tuo cuore e trovami una stanza con una finestra e un albero davanti da cui lasciarsi scaldare al sole dell'alba. lasciami libera di correre e di sorriderti quando ti incontro, lasciami libera di ridere mentre facciamo l'amore, lasciami libera di brillare e bruciare come se non ci fosse ieri o domani ma solo un adesso infinito in cui siamo così vicini da poter sentire il nostro odore. ubriacati dei miei capelli e abbagliati dei miei occhi, lasciami essere e portami con te, nella tua testa, nel tuo cuore, nella tua pancia. sfracelliamoci sorridendo, sfracelliamoci di aria e passi leggeri.
continua a crederci, e anche io, forte della tua follia, ci crederò.

sabato 20 agosto 2011

estate, sicilia, ora di pranzo.

c'è la strada vuota, il sole, nessuno in giro. saranno le due di

pomeriggio, saranno 37 gradi spietati di luce ed ombra bollenti. senza

aria, senza neppure un piccolo movimento di insetto o automobile in

lontananza.

ad ogni passo e respiro che faccio, mi torna indietro uno schiaffo fresco

di un nostro ricordo felice. un sorriso per una cazzata qualunque, per i

miei piedini piccoli e la testa grande che non ti spieghi come faccio a

stare in piedi senza cadere, per noi due che scegliamo la carta adesiva

per foderare l'armadio e la signora che ci fa i complimenti perchè siamo

carini e romantici e melensi anche tra gli scaffali del bricofer, il gatto

e i suoi primi piccoli tentativi di arrampicarsi sul letto con noi tra le

lenzuola in una domenica mattina dolce, la zuppa alla zucca buonissima e

le ricette che cercavi per farci da mangiare, il bruco nei funghi che

momenti mi uccide di terrore, giacomo che russa nel letto di sopra, il

bisogno di dormire insieme per cacciare via i mostri, te che mi tieni

caldo in una spiaggia calabrese e mi abbracci e poi mi baci e mi lasci

come una scema senza riposte o parole o domande, un risveglio nella luce

di un residence con shay che ci dorme vicino e una lingua di luce e sole e

polvere che sembra oro nell'aria, le pizzette di apu quando non riusciamo

più a toglierci un sorriso chimico dalla faccia. trovarti alla stazione al

ritorno da pescara e andare a mangiare qualcosa insieme, noi due tutti

vestiti belli per il tuo compleanno, in giro per roma per pranzo. io che

ti aiuto a prepararti dietro il palco di empoli, te che non sopporti la

matita negli occhi. i miei compleanni, quelli in cui già ti amavo ma non

eri il mio ragazzo e mi facevi da mangiare la panzanella. i pomeriggi di

kiwi e arturo, le sere a video stupidi, i sogni, il camper, i sogni, lo

spettacolo, i sogni, toulouse, i sogni tutti rotti che si trasformano in

pezzi di vetro sotto i miei piedi, e il caldo sulla testa, e il silenzio,

e qui non c'è niente di niente di conosciuto, è un viale anonimo con gli

alberi che tremolano nell'afa e il caldo che non si respira, e io rivedo

noi ed è tutto lontanissimo e incredibile, come la vita di un'altra

persona, come le foto di qualcun altro o un film.
non bisognerebbe mai mettersi col proprio migliore amico, come si chiudono

tutti questi buchi da cui mi esce la forza di sorridere un po' o di

cantare una canzone?
te non ci sarai e questo mi distrugge, te sarai via lontano a cercarti la

vita con qualcun altro accanto, o magari non ti fiderai più di nessuno e

ti avrò trasformato in una persona più vuota e più sola, più schiva e

arrabbiata, più disillusa. o magari troverai un amore violento che ti

bruci via tutto questo muro e le difese, e neanche te ne accorgi e già

stai volando, senza bisogno di spiegare niente e di trovare strade o vie

diverse. sarà solo leggero e profumato e ti porterà con se, e non dovrai

seguirlo o cercarlo perchè sarà semplicemente come scoprire una cosa che

abitava già nella tua anima, a cui no devi neanche trovare spazio o nome

nuovo.
vorrei esistesse un modo, felici e vicini, e invece so che te sarai

lontano a curarti il male. e che non conti molto se anche io sento il male

e il dolore dentro di questo sogno abortito e ucciso dal mio bisogno di

mangiare la vita e di avere tutto più di tutto e non capire più niente,

amata riamata e fusa con chi ho accanto senza paura nè possesso, senza

confini nè dolore. solo, essere e lasciarmi amare, come un respiro, come

se dopo un'espirazione semplicemente il torace si riallarghi a prendere

amore, naturale come un bambino che dorme.

e ti ho amato, lo giuro, con tutta me stessa, e ho cercato di toglierti di

dosso le barriere e di lasciarti nudo a sorridere, a scottarti al sole gli

angoli più nascosti di te. ma era sempre come se ti vergognassi, come se

tanto sentimento ti facesse paura e te lo guardassi da lonano, come un bel

quadro, di qualcun altro. aspettavo il mio turno di sentire la tua lingua

sul mio cuore, di sentire il caldo addosso e dentro la pancia, però te eri

là a proteggerti e ad osservarmi amarti, come se fossi già stanco o ferito

di una ferita che ancora non ti avevo inflitto.
era come se io fossi un cucciolo che te guardavi giocare all'amore mentre

te giocavi alla vita, ad essere forte a non farti ferire. era come se te

aspettassi che ti facessi male. io avevo solo bisogno di un sorriso, e che

mi dicessi ti amo.
scusa.
non sono forte come pensavi, o forse lo ero ed ora no.
scusa.
scusa.
non avrei mai voluto ferirti o mollare, scusa.
avrei dovuto essere più onesta e dirti che sono brava a sembrare forte ma

poi ho bisogno di attingere energia per la mia forza, e pensavo che quel

serbatoio fosse il nostro amore, che invece traballava su tre gambe.

ho fatto il mio meglio.
scusa.

martedì 24 maggio 2011

domenica sera

le luci arancioni tagliano spietate le prospettive del capolinea degli autobus. ed è una fortuna che mi piacca così tanto apprezzare queste linee dure e questi toni, visto che la mia vita è costellata di ritorni solitari in posti anonimi. posti dove fare la faccia da dura e non guardare nessuno, e allo stesso tempo, tenere presente ogni piccolo rumore o spostamento d'aria, con l'attenzione dell'animale braccato di quando in giro ci sono poche donne, e quasi tutti gli uomini parlano una lingua che non capisco.
quello, e in genere la musica nelle orecchie, anche se stasera non mi andava perchè avevo già l'interno della testa troppo rumoroso.
il bus taglia la notte portandoci tutti nella sua pancia. poi ci sarà un cambio, in un posto altrettanto desolato, e poi un cambio ancora in un posto non tanto desolato perchè è troppo pieno di vite perchè lo sia davvero in qualche ora del giorno e della notte. ci sono sempre almeno operai o badanti o studenti fuorisede o indiani o zingari o io.
mi rendo conto di quanto sia patetico tutto sommato trovare il modo di andare avanti ogni giorno in questa vita difficile che mi prende a schiaffoni, fra il lavoro che scarseggia e se non scarseggia mi sfila via tutta l'anima e la capacità di essere appena un po', l'affitto e la spesa al discount, le bollette che mi guardano dal mobile d'iingresso, la mia stanza che condensa tutto quello che ho e diventa l'immagine distorta di quello che più simile per me al mondo sia una casa.
e in tutto questo combattere ogni giorno per avere la testa alta, nel vento, a guardarsi intorno e a non lasciarsi abbattere, e tutto il combattere nel mio lavoro per arrivare col cuore dove si fermano quasi tutti. e tutto questo cercare di non sentire la fame di riconoscimento e di affetto profondo, di qualcuno che mi prenda e mi porti via e mi dica solo: riposati, per qualche giorno non hai più futuro nè passato, responsabilità e coraggio. solo riposo e silenzio e pace. quelli che dovrebbero essere questo, diventano altre persone che vogliono essere accudite, altri misteri oltre i quali andare per poter trovare qualcosa da amare profondamente, tra tutti gli aculei che hanno intorno. diventano persone che si bevono tutto il succo che spremo faticosamente dal mio cuore e che cerco di regalare a chi, credo, se lo meriti.
tutta questa fatica che finisce in un metaforico rutto arrogante e un'alzata di spalle, perchè in fondo, tutto questo non mi era stato richiesto.
e allora poi domani è lunedì, e saranno ancora rotaie del tram, paesaggi cittadini spietati, guardarsi le spalle, nascondersi nelle cuffie, sigarette sul balcone per coccolare il sonno, bambini malati che ridono più di chiunque altro al mondo, guarire persone o provarci, mettersi in gioco, svuotarsi ogni giorno un po'.

mi sento tanto stanca.