martedì 24 giugno 2008

rumore di passi e di tram

"ho fatto bene a venire" (...) "finchè cammino, penso, e i pensieri più spigolosi si levigano da soli. per via dell'attrito. è una regola fisica."
(e. brizzi, nessuno lo saprà)

c'era da fare della strada a piedi fino a giovedì scorso. e con la gatta si erano già trovati svariati materiali e cose: vecchie mappe scout, libretti di parchi e sentieri, contatti dove un piatto di pasta e una branda a chi cammina zaino in spalla in appennino non li negano mai. e si rideva pensando che alla fine il buon l. avrebbe scelto la sua felicità tutta nuova e luccicante come certi giocattoli che uno si trova a natale da bambino, e hanno l'odore inconfondibile della plastica nuova.

e il buon l., forse spaventato dal mio scherzone assieme alla gatta, di partenza improvvisa per l'himalaya perchè avevamo trovato l'aereo a 250 euro andata e ritorno, mboh, alla fine ha fatto il previsto.

e poi la gatta ora è fuori di testa per via delle sue vicende amorose. di quelle come certi giocattoli che uno si trova a natale da bambino, e sono quelli dei cugini e dei fratelli grandi, e anche se benvenuti perchè balocchi, restano lì a farsi guardare con una certa incredulità di giocattolo senza scatola e piuttosto vissuto. bisogna stare avanti per apprezzare un regalo così.

and so, alla fine son qui che non so bene dove mi porteranno i miei estivi passi. so che ho bisogno di camminare e macinare strada. un viaggio tipo l'interrail del 2003, col mio fidanzato di allora, i suoi amici e un sacco di strada e un sacco di giorni. e la rinite vasomotoria del bandoni, che starnutiva ogni volta che cambiava qualcosa. campeggio, bus, treno, città, dal dentro al fuori e dal fuori al dentro. "rinite vasomotoria" sarà sempre il timbro nella memoria di quei giorni. questa cosa della rinite vasomotoria ha dato un filo a tutti gli altri ragionamenti della Strana Giornata Di Ieri, giornata passata fuori dalle 8 di mattina a mezzanotte e mezza a fare tre lavori diversi. nonostante questo, giornata di solitudine e tempo per ascoltare il cervello che lavorava e lavorava e lavorava.

ieri sera, al ritorno in tram che attraversava la città, mi sono sentita dannatamente sola. c'era la luce gialla dei neon dentro, e come in certi film, i pantografi di tanto in tanto sprizzavano scintille lassù, e per un attimo l'interno del tram diventava buio. era strano leggere sul libro di altri la strada che avrei dovuto percorrere io quest'estate e ora non ci sarà. i viaggi a piedi dovrebbero essere assieme al vento, non sulle tracce di un libro già scritto, di un sogno d'altri. è malinconico tuffarsi nell'universo artificioso di quello che si legge, trasformarlo in un'ombra di realtà possibile e poi ritrovarsi a doverlo ancora relegare in quello che si poteva ma non più. perchè finirà che leggerò sto libro fino alla fine e poi dovrò regalarlo per non avere sotto gli occhi quello che non.

fuori intanto la città invece era tutta arancione. c'era il ponte sul fiume, c'era il controviale alberato. tutto tornava ai sogni, i miei stavolta, di un posto diverso dove benjamin fa la sua scuola e mi porta in bici sul portapacchi. dove benjamin dopo otto piani di ascensore si ferma con me a guardare la notte dall'alto, in un posto dove ho mosso i piedi tre giorni in vita mia e sa già di casa.

dentro il tram sono sull'appennino che cammino coi miei amici, fuori dal tram sono in un posto nuovo a fare una cosa tutta mia, tutta da sola, per la prima volta, con benjamin che mi dice "che matta" nella maniera più dolce e che accarezza l'anima che esista.

alla fine, per fortuna, arrivo, che questi ragionamenti possono anche ferire.
scendo. dal libro. dall'ottavo piano. dal tram. e mi rendo conto che in fondo, ora, non sono alro che questa lucina arancione di sigaretta che cammina nell'arancione dei lampioni verso la mia tana, che ha strade da scegliere, compagni di viaggio da reclutare, e voglia dannata di smussare gli spigoli degli ultimi tempi e di fare il thè nella tazza di metallo per salutare le stelle prima di chiudersi al sicuro nella provvisorietà accogliente di una tenda.

martedì 10 giugno 2008

some devil, some angel

"Dio mio..cioè...beata la donna reale o ideale alla quale dedichi queste righe. Grande davvero, trovare le parole equivalenti delle emozioni o sensazioni non è facile e ci sei riuscito alla perfezione..anzi no, ci sei riuscito nel modo più dolce, la perfezione lasciamola a chi il silenzio sa che esiste, e nulla più."
dice lei.


"One last kiss, one only, then I let you go
Heart for you, heart fallen, but you can't break my fall
I'm broken, don't break me, when I hit the ground

Some devil, some angel has got me to the bone
You said, always and forever
Now I believe you baby

You said, always and forever is such a long and lonely time

Too drunken, still drinking
It's just the way I feel
It's alright, is what you told me
Cuz what we had was so beautiful

But I feel heavy, like floating, at the bottom of the sea

You said, always and forever
Now I believe you baby
You said, always and forever is such a long, lonely time

Some devil is stuck inside me
Why can't I set it free
I wish I was dead, and you're breathing
Just so that you could know
Some angel is stuck inside me
Why can't I set you free

You said always and forever
Now I believe baby
You said always and forever, such a long, lonely time
Stuck inside of me"

dice la dave matthews band nel mio ipod.
a rotella da giorni.

mi piacerebbe che il buon l.capisse che è tutto molto semplice. principio di azione e reazione studiato in primo liceo a fisica e mai dimenticato.

mi piacerebbe che lo. leggesse questa canzone.

semplice come guardare fuori dal tram che attraversa la città di notte, semplice come scambiare parole con la signora alla fermata alle undici e mezza.

semplice come quando le cose finiscono e basta. e non lasciano che un piccolo demone per le cose belle che mancano e un piccolo angelo per sollevare quelle brutte che restano a fare prurito all'anima.

mercoledì 4 giugno 2008

basta.

io voglio sparire e non lasciare traccia.

sul serio, basta.

basta il lavoro, basta i ragazzi, basta le persone, basta.

è tutto sbagliato.

quando lo. mi dice che la mia vita è un continuo mettere a posto pezzi, è vero. basta. ora basta proprio. non ho più voglia di fare sta danza demenziale, sta fatica incredibile di mettere a posto e ritrovare sempre nuove risorse, di essere paziente, di essere tranquilla.

basta treni, basta alla stazione coi sorrisi, basta sogni, basta.

mi lascio trascinare da quello che arriva e basta. basta. basta. basta.

torino è firenze è roma è genzano è palermo è lucca è novara ed è una serie nauseante di cose che non hanno un minimo di senso, solo stordirsi, come farsi ottomila canne per non pensare. io mi drogo di sogni e il buon l. ha ragione. e come tutte le droghe l'effetto finisce, ed ora ho proprio esagerato e quindi basta.

qui siamo chiusi per ferie, non ripassare, grazie.

lunedì 2 giugno 2008

ciemmona 2008

.... e a san giovanni ora c'è la ciclabile!
e sudore e sorrisi e salite e chiacchiere e in fondo, credo, non ci sarebbe proprio nulla di male in un mondo così!
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