sabato 31 maggio 2008

ci mancavano solo i marlene

e avere nella testa come se fosse nell'ipod i marlene che mi ricordano che "pelle... è la tua proprio quella che mi manca in certi momenti e in questo momento è la tua pelle ciò che sento... nuotando nell'aria..."

cinquemila biciclette sulla sopraelevata che bloccano la mia città. sorrisi. facce scontente. la rover che supera il cordolo. gente allucinata da trovarsi in pieno centro quella marea colorata e urlante sulle ruote.....

eppure.

pelle.
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giovedì 29 maggio 2008

bici viola, maniglie, lune verdi e prati

sono sveglia senza rimedio dalle sette meno dieci. di dormire proprio non ce n'è.

ho i pensieri inceppati. non c'è verso. come quando mi si attacca la manica della t-shirt alla maniglia di una porta in casa e mi tira indietro e c'è quell'istante in cui non capisco bene come cosa quando mi abbia agganciato e vengo tirata all'indietro, ferma a dove stavo l'istante prima. al momento sto in quella fase della faccenda in cui ho capito che è la maniglia che mi ha catturato e un po' mi maledico perchè è idiota farsi agganciare dalla maniglia della porta e pensare che sia, che so, un drago sputafuoco appostato dietro l'angolo del corridoio.

che poi che male c'è ad incepparsi.

e invece pare non sia legale o non sia abbastanza cool alla mia età nel mio paese. va di moda lasciarsi scorrere le cose addosso. dà un tono di forza interiore o di sana frivolezza. invece è così bello perdersi a studiare le asperità della superficie del guscio delle persone.

bon.

ieri io e la mia bicicletta viola da donna avventuriere per la mia città. a parte il caldo all'andata, ottomila gradi centigradi mentre pedalavo e mi perdevo da paura e sudavo. la soddisfazione sta nel fatto che nonostante le cartine che si avvolgono regolarmente tra le mie mani intorno al golden virginia non mi si è mai spezzato il fiato. gran cosa. in compenso pensavo di collassare nel sole delle due di pomeriggio.
al ritorno decisamente meglio. un po' che erano le sette di sera, un po' che ho potuto sperimentare strade casuali per il ritorno prendermela comoda e godermi una prospettiva del tutto nuova e popolare... e insomma ho attraversato due parchi. tra un parco e l'altro, che erano l'unica parte del percorso che sapevo collocare nella toponomastica cittadina, per evitare consolari e strade strapiene di macchine enormi e dall'aspetto durissimo, mi sono fatta le parallele, strafottendomene di prendere i sensi unici al contrario o di infilarmi in piste ciclabili che probabilmente hanno visto molte più cacche di cani che bici in vita loro. il primo parco che ho attraversato era roba da pubblicità del kinder cereali, con la strada che passava in mezzo ai campi con l'erba alta nella luce del tramonto. come sempre gli scorci di aperta campagna improvvisi e demenziali che mi trovo intorno all'improvviso mi fanno sorridere e fischiettare a mente e pensare che mai città fu scelta più azzeccata per me.
il secondo parco, che è praticamente quasi dietro casa mia, è popolato da una quantità pazzesca di umanità assortita. il parco del kinder cereali è posto da famiglie in bicicletta, anziani a mucchietti, gente che corre. il secondo parco, invece, era pieno di pakistani e di altra umanità con la pelle scura, punkabbestia che cercavano il fresco sull'erba paglierina coi loro cani, umanità che correva ma con abbigliamento meno stiloso dei loro colleghi kindercereali. a un certo punto giro una curva del sentiero e mi trovo davanti una specie di visione da acido, una di quelle cose che non. c'è st'enorme luna, verde, sarà alta tipo come un piano di un palazzo o poco più, col bordo in metallo. seduti sopra, due punkabbestia si baciano. e io penso alle maniglie, alle porte, al momento di smarrimento di sentirsi agganciati e al mezzo sorriso idiota di non trovare un drago ma la maniglia della porta a tenermi ferma. penso che la luna gli piacerebbe, a questa maniglia qui. penso anche che non ci voglio pensare, tutto sommato, trascinata anche io nel mood di sono gggiovane, sono frivola, non mi affeziono a nessuno e scopo con tutti con enorme pace dell'anima e del cuore, che siamo nel duemilaotto e certe cazzate romantiche non tirano più.
e pedalo e sogno e fischietto e aspetto e mi godo la fine della giornata.

lunedì 26 maggio 2008

occorrente per un viaggio zaino in spalla

questa sera ho ringraziato il momento in cui, mille anni fa, ho messo la dave matthews band nell'ipod... l'ultima volta che ho aggiornato la libreria sarà almeno 6 mesi fa. comunque mi partono di punto in bianco sulla strada verso casa, ed è come pettinare il cervello. dopo i deftones. mai dissonanza fu più intimamente apprezzata. e mentre urlavo (ma dentro, solo dentro) camminavo su una pallida idea di marciapiede in una di quelle strade-sorpresa che la mia città riserva... quelle che un attimo prima scendo dal 409 e un attimo dopo sembra di essere nella più spersa campagna, restando dentro il raccordo...
solo due giorni fa ero nel regionale, a parlare per 180 minuti in english con giovane australiano in viaggio around the world, a scambiarci notizie di musica e insegnare parole nelle rispettive lingue. essendo una delle rare situazioni in cui io ero avvantaggiata, gli ho potuto insegnare in ordine

poppa
cannolo
cannone
gesù
muschio

e poi basta.

e dopo il poppa international che ha lasciato il buon l. sfasato al binario, salutai questo biondo avventuriero dell'altra parte del globo, che mi ha confermato che l'acqua gira al contrario laggiù ( uno dei momenti migliori della mia vita resta quello in cui abbiamo iniziato a scambiarci le citazioni dei simpsons della puntata sull'australia) e che effettivamente sì, è strano vedere le stelle tutte spostate e si è emozionato vedendo per la prima volta la stella del nord (che poi secondo me bara perchè lo sanno tutti che la stella del nord sta in culo alla luna alla fine dell'orsa minore e l'han vista in 4). ho promesso che vado a vedere la croce del sud. giurin giurella.

e poi io e il buon l. in giro per la città afosa (ma lui felpa e sciarpa, il folgorato) a dire cose improprie alle spalle della gente passeggiante per il centro e a ridere come due cretini. obbligarlo a camminare col mio zaino fino al ponte dopo (abituati giovane che tra il tirreno e l'adriatico ce n'è) e poi e poi e poi e poi due giorni che tutto sommato non so se.
i sorrisi e resistere 3 ore e 20. poi basta, si è data una nota abbastanza dignitosamente profonda alla cosa da poter cedere e continuare lo stesso a cazzeggiare.

e poi c'è una finestra da cui si vedono le righe bianche e marroni della tenda del balcone, le colline dietro, le labbra tra questo e i miei occhi e godersi il silenzio e la pace, e non pensare che tra poco tutto tornerà nell'ordine normale delle cose in cui in fondo ci si legge e ci si ascolta e ci si stupisce di vedere come se esistesse una carta carbone dei modi di ragionare o di divergere.

sentirsi, dopo tanto tempo, leggera, tranquilla, felice senza postille o senza ombre.
senza neanche dispiacersi quando scompare nel sottopassaggio della stazione, perchè tutto sembra intessuto di un arrivederci. e se non sarà così, cristallizzato in quel momento lo sarà.

nello zaino estivo ci vogliono
3 magliette di cotone
2 pantaloncini
1 paio di pantaloni lunghi
3 paia di mutande
3 paia di calze o calzini di cotone
1 paio di calze o calzini di lana
cappello di lana
cappello o un foulard per coprirsi la testa dal sole
ciabatte
1 asciugamano da mare
1 asciugamano piccino
costume
1 scaglia di sapone di marsiglia (buono per lavarsi e per lavare)
spazzolino e dentifricio
cerotti
gavetta per cucinare e mangiare
fornelletto
tazza in metallo con bordo in gomma
strofinaccio
coltello
torcia
carta e penna
poncho impermeabile
1 maglione o un pile
sacco a pelo
stuoino
due bottiglie di plastica da un litro e mezzo
la tenda (in caso divisa con eventuali compagni di strada)
bussola (se la si sa usare)

sabato 24 maggio 2008

è ora di altrove

ho una stanchezza dentro...

come correre in salita sui ciottoli. ogni metro in più franano sotto i piedi e mi ritriovo due metri più indietro.

astio, rabbia e rancore.

ma io non sono così.

tuuuuuuuuuuuuuu tuuuuuuuuuuuuuuuuuuu tuuuuuuuuuuuuuuu

come sempre

vomitare la cena e mangiare cioccolata a mezzanotte passata

venerdì 23 maggio 2008

non sei un'ombra.

non lo sei ma se per te è meno doloroso, pensalo pure.

giovedì 22 maggio 2008

pioggia - giorno 3 e forse 4

ieri scrivevo sulla molaskine alla stazione tiburtina:

l'aria di roma a largo preneste riesce ad essere puzzolente di tubo di scappamento anche dopo tre giorni di diluvio. le nuvole lassù filtrano la luce e danno alle cose quel fascino impolverato dei giorni di pioggia. anche i miei ricordi dell'ultimo mese e mezzo filtrano la luce che cade sulle cose, sono distanti lassù ma riescono ad influenzare il modo in cui il mondo mi appare agli occhi.

sul 409 il delirio di condensa e corpi ammassati, anche oggi sto facendo tardi al lavoro, la gente è nervosa con la pioggia e tutti tentano le piccole astuzie da mezzi pubblici. tipo infilarsi in un micron di spazio libero più in là andando a sbattere contro chiunque nel mentre.
io personalmente guardo fuori il poco che vedo attraverso i vetri appannati. komponent di apparat sembra l'unico sottofondo possibile. e mi lascio cullare dalla musica e nella malinconia capitata nella riproduzione casuale dell'ipod fuxia con le cuffiette verdi che sta facendo parte di me come un dito o non so. ma poi invece (ed è questo il bello della riproduzione casuale) parte il vero brano della giornata, che mi regala un sorriso ebete e una forza che spinge nei piedi che non so...

"ma tutto resta uguale tutto cambierà e un altro giorno per vedere che ci porterà, tutto resta uguale tutto cambierà e un altro giorno per scoprire cosa resterà, forse domani sarà meglio, domani sarà peggio, domani sarà come oggi solo di passaggio, e se domani sarà meglio e se domani sarà peggio domani sarà solo di passaggio" dicevano neffa e deda mille anni fa.

e oggi?
oggi il cielo è bianco con qualche smagliatura azzurra, esco da casa tra dieci minuti, devo lavare i piatti della colazione, vestirmi, lavare i denti e l'aria è pulita. io appena alzata ho storto la testa per guardare nel punto di fuga (ehi ben, ti ricordi la storia dei punti di fuga? a proposito, pensi che continuerai per molto a regalarmi il tuo silenzio rancoroso? odio non affrontare le cose e te non me ne stai dando l'opportunità) tra i palazzi e vedere il cielo. non credo che pioverà perchè sarebbe il primo giorno che mi ricordo l'ombrello.
e adesso è decisamente l'ora che vada.

mercoledì 21 maggio 2008

tuuuuuu tuuuuuuu tuuuuuu tuuuuuuu

telefono, dall'altra parte, che squilla a vuoto per un giorno intero, quando basterebbe, per metterlo a tacere, scrivere semplici parole

esempi:
mi stai sul cazzo
smollami
non ti risponderò mai
lasciami in pace
non ho voglia di parlare

tuuuuuu tuuuuuuu tuuuuuu tuuuuuuu

tutto intorno c'è l'acqua dal cielo.
piove.
piove e le goccioline tracciano le loro strade inspiegabili e casuali sul vetro della macchina. io, seduta dietro, le guardo e metto a fuoco alternativamente loro e quello che c'è oltre il vetro.
si vede la ferrovia bagnata dalla pioggia dalla prospettiva della sopraelevata.
quando vedo i binari la mia mente respira... resta sempre, se voglio, prendere lo zaino e andare a vedere da lontano il puzzle per capire se tutto sommato si può mettere a posto.
ci metto un secondo a prepararmi a partire. anima zingara ed errante senza casa che non funziona bene se non c'è il rumore delle traversine di sottofondo a far muovere i pensieri.

sono bella coi capelli bagnati?
davvero lo pensi?

i sogni.

i sogni non sono la mappa, non sono il tom tom a cui mi affido per tracciare il mio percorso. i sogni sono la benzina. sono carta da bruciare e sentire l'odore, studiare come il fuoco disegna i margini dei fogli, farne poesia. respirarne un po'. a volte abbandonarsi e poi tornare, costruire in concreto quello che hanno mostrato. ma solo dopo. per non farsi male. disegnare lievemente con un pastello morbido su un foglio ruvido. attenzione che poi è difficile cancellare e i segni restano lì. se sotto disegno la casa col comignolo e poi cancello, anche se poi disegno il mare e la barchetta con la vela, sotto il blu si intravede la traccia gialla dei muri della casa. quindi. regola numero uno attenzione a disegnare. poi quando sono vissuti, andati, passati, con semplicità salutarli e andare avanti. lasciare andare è un'arte sana e difficile insieme. io credo che sia meglio bruciare e ricominciare che avere un foglio coi solchi dei rimpianti sotto. via a tutte le cose non fatte o fatte a metà o che potevano essere fatte meglio. a volte si azzecca la combinazione giusta, a volte bisogna avere un po' di palle e ricominciare da capo. perdonare i miei errori ma tenere a mente i loro nomi.

poi il buon L. dice cha a un certo punto ci si brucia. io credo sia vero, se non si ricorda che di sogni si tratta. si sogna, e, in caso, si sposta l'origine degli assi cartesiani in modo da spostare l'irreale nello spazio reale e dare un senso diverso a quanto sognato. altrimenti si possono vivere e lasciare i disegni in cielo, o ammucchiarli tutti. io, come detto, preferisco la purezza della fiamma.
e allora, se sono io a dare fuoco, il fuoco sublima. e se qualche volta ho calcato troppo per fretta o per noia e il segno resta sul tavolo sotto il foglio o sui fogli successivi, lo accetto, lo amo e lo coccolo, diventa parte delle mie impronte digitali. o dei miei sogni dopo.

se mi trovi bella coi capelli bagnati in fondo è perchè qualche traccia a volte è rimasta e qualche cosa mi ha reso ciò che sono.

non cambierò. leggera sui desideri, sincera nel guardare la realtà.

consapevolezza.
pazienza.
gentilezza.

con me stessa, prima di tutto.

lunedì 19 maggio 2008

wikipedia dice :
"Il Kurdistan è una zona molto estesa e che comprende parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia , che comprende parte degli attuali stati di Nord Iracheno, est Turchia, sud dell'Iran e, in minor misura, Siria ed Armenia.Il Kurdistan, disomogeneo linguisticamente e culturalmente (oltreché in fatto di religione) non è uno stato indipendente; il termine Kurdistan dovrebbe indicare semplicemente la regione geografica abitata in prevalenza da Curdi, ma ha acquistato una connotazione politica: dietro questa delimitazione geografica si nasconde uno dei luoghi piu' ricchi di petrolio al mondo, generando intorno ad esso forti interessi economici, tra cui l'invasione americana in Iraq.

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) in Turchia, il Partito Democratico Curdo (KDP) e l'Unione Patriottica del Kurdistan (KPU) in Iraq, il Partito Democratico del Kurdistan Iraniano ed il Partito per la Libertà del Kurdistan (PJAK) in Iran sono gruppi terroristici ben equipaggiati ed addestrati finanziati direttamente o indirettamente dagli USA dislocati in Iraq ed alcuni Paesi europei. Grande quantita' di denaro, infatti, fluiscono in conti correnti bancari turchi generalmente a prestanome. Al contrario, i Paesi dove essi risiedono non sono ovviamente disposti a rinunciare a parte del loro territorio. Lo scontro è spesso violento e si sono segnalati atti terroristici e di guerriglia da parte del PKK, seguiti da feroci repressioni (ad es. il bombardamento di Halabja con armi chimiche da parte dell'esercito iracheno di Saddam Hussein).

(...)

A seguito dell'invasione statunitense in Iraq, la questione dei curdi si inserisce nel quadro delle strategie da seguire per ottenere il controllo del territorio e delle sue preziose risorse: gli USA spingono per l'indipendenza del nord iracheno con capitale a Kirkuk, che passerebbe subito sotto la sua "tutela" e la controparte spinge invece per un Iraq federale con la capitale a Bagdad."


H. ha 13 anni e viene da lì e ora sta morendo da tipo due mesi nelle stanze sterili di un ospedale italiano, leucemia bastarda e trapianto non riuscito. si spegne pian piano. ha deciso che basta, ma i dottori hanno ricominciato la chemio sul suo corpo che ormai sembra di un bambino di otto anni. ha deciso che basta ma lo sottopongono ad un altro trapianto. ha deciso che basta e molto probabilmente non sentirà più l'odore di polvere e asfalto umido che il temporale di stasera regala alla mia città.

mi chiedo come può essere a 13 anni, quando dovrebbe giocare alla playstation o più verosimilmente avere la vita di un tredicenne curdo (che non ho idea di cosa sia) nella sua terra, pensare di non vedere più la propria casa o i propri genitori. occidentalizzato dalla malattia, spersonalizzato da cortisone e altre cose che gli hanno infilato a forza nelle vene e che lo trasformano in uno sconosciuto allo specchio, in una cultura lontana e in una casa famiglia prima, in un mondo di camici bianchi e odore di disinfettante poi. non vedere più i genitori e il proprio sole. e suo fratello, R., ha meno dei miei anni e una faccia già antica dopo due anni in italia col fratello e 4 mesi tra le quattro mura di una stanza con lui, chiuso a vederlo prima cambiare, poi andarsene pian piano come se il corpo si svuotasse. quattro mura attraverso cui non passa neanche l'aria di fuori, sistemata ad hoc dai filtri dell'impianto di condizionamento.


e prima zainab che una settimana prima di morire mi ha insegnato come si gioca a biglie. e a dieci anni aveva già capito e mi ha lasciato quel gioco che la me di dieci anni non ha mai imparato al momento giusto e l'ho imparato nella sala giochi dell'ospedale. zainab che è morta ancora prima del trapianto.

e miljana se ne è andata poco dopo, niente a che fare con la bambina che ho conosciuto, perchè se n'è andata gonfia di cortisone e coperta di peli e tremante come una vecchietta di otto anni, che aveva la pelle trasparente e ha fatto una collanina per me. perline rosa e azzurre. il sorriso raro di miliana e le sue lacrime mute mentre diceva che non voleva più essere curata e non voleva più nulla. e le mie lacrime mute nello stanzino dove ci cambiavamo poco dopo. e gli occhi della mamma di a. che il giorno che miljana è morta mi chiedevano se succede sempre, se sarebbe successo anche ad a.. io la mamma di a. dopo quel giorno non l'ho più vista in ospedale, ora viene sempre papà.

e faris. e poi gli adulti. spariti, e un giorno chiedo all'infermiera e l'infermiera abbassa gli occhi con la luce di chi deve dire "non c'è più".

ad. che assomiglia ogni giorno che passa più a miljana. e il cuore trema.


.....

e poi dopo.
poi dopo gli spilli nell'anima, il mio non dire la parola in più per salvare quel che restava julie e benjamin, solo troppa stanchezza per poter dare respiro a un dolore più grande, il desiderio di calore che non riesco a ricreare in nessun modo intorno al cuore e il risentimento. l'egoismo e l'esigenza insieme di soffrire un po' anche perchè il piccolo sogno che portavo si è infranto e allora succede che a un certo punto basta, basta davvero stare male.

e questo cuore che non si svuota mai, e queste lacrime che hanno perso la strada per scendere.

e anche stasera non rileggerò cosa ho scritto.


domenica 18 maggio 2008

ho smesso di fumare esattamente per 8 ore. poi ho ricominciato. venerdì.

e se tanto come si diceva con il buon L. questi blog, questi spazi non sono altro che sfoghi adolescenziali per quello che pensiamo non poter sfogare inquanto un 2 davanti al numero degli anni ci fa alla fine sentire adulti. see. adulti. ma intanto il narcisismo ci impone di avere l'arroganza di metterle online le nostre seghe mentali, convinti che qualcuno per caso su google trovi qualcosa sulla nostra pagina e venga a leggere e scopra il nostro mondo e si identifichi in noi e si senta capito o quanto meno pensi che le sue storte giornate siano condivise. inoltre lo spirito romantico fa galoppare la fantasia verso l'idea di un'immensa stima per il nostro modo di scrivere e le nostre storie e arrivi qualcuno nella vita che ci stima e ci ama e tutti vissero felici e contenti. o un editore legga le nostre supercazzole pensando che olè, questo libro sbanca e tutti siamo ricchi. la sindrome di norah jones.

ok queste s0no riflessioni fin troppo metablogghistiche.

sentirsi adulti col due davanti. un paio di casi clinici esterni.

caso 1)ventottenne. dunque 2---- 8.
il ventottenne in questione io lo vado a trovare un bel giorno di primavera in una città che dista 660 e rotti km dalla mia. perchè? boh credo ai sogni e ai desideri e dopo tanto ideale e chiacchiere e cose io mi scasso di giocare a nascondino con il cuore e prendo e parto. già dal momento di entusiasmo virtuale di lui si passa a una tiepida esultanza alla notizia dei biglietti fatti per partire. vabbè.
7 ore di treno e mi trovo in una supermegaaccoglienza che mai nessuno si è. penso che a volte i sogni vale anche la pena di farli. quelli romantici intendo. ok. il giorno dopo sparisce per i suoi casi e le sue cose. legittimo. ok. poi lo raggiungo nei suoi casi e le sue cose. ok. mi sento La Cretina Che Ha Fatto Seicento Km Per Un Tipo Che Non La Caga Di Striscio. almeno questo è quello che penso pensino i suoi amici e poi per ste cose so che non c'è di meglio che sentirsi addosso una paranoia perchè gli altri mi leggano quel sentimento addosso. quindi l'impressione sarà stata quella. poi penso MAVAFFANCULO, attacco chiacchiera e sopravvivo. mi sento un'idiota che ha fatto 600 e passa km per uno che non la caga e che tutto sommato se non lo avessi fatto sarebbe stato lo stesso ma faccio ottimo viso a un gioco di merda. dunque col macigno nella scarpa me la faccio prendere comunque bene. well. la sera si va a ballare e anche li manco capisco se mi caga o no. il che dopo una giornata in cui facevo pari/dispari se restare o scappare, non è il massimo. poi boh, a un certo punto si ricorda di me e da paura. altri due giorni di queste altalene. sono limitata, lo ammetto, ma se qualcuno fa la mattata di venirmi a trovare anche se non mi conosce da un posto lontano, magari gli dedico un paio di attenzioni in più.
ok.
convention.
o io sto con lui ed eventually con i suoi amici, altrimenti se voglio stare coi miei di amici lui scompare. il risultato è che gente che chissà quando la rivedo tutta insieme non l'ho vista quasi per nulla. vabbè. partenza.

preparare il pezzo. la scuola la scuola la scuola. va bene che lui ha sta cacchio di scuola ma insomma, nonostante il pezzo da finire io gli mando un messaggio su una cosa bella e importante che mi succede nel cuore da un po', poi dopo provo a chiamare dopo tipo 10 ore e c'è il silenzio più assoluto. e penso. penso che in fondo non gliene frega un cazzo, se non di avere qualcuno da qualche parte che ti dedica un po' di testa e cuore. ma questo non era mostruoso. è stato mostruoso ieri pomeriggio andare a dormire e sognare, e sognare di parlare in convention con p. e altri e sentire arrivare mr.patologico da dietro che mi saluta e mi rinchiude o con lui o senza di lui e non con lui e il resto del mio mondo. e io che mi incazzo, e io che provo a capire, e io che oltre ad aver sognato per tutti e due poi mi trovo a doverlo anche lasciare in pace, a gestire i miei malumori per non disturbare la sua creatività e i suoi sogni. una storia che funziona nel mondo ideale e non regge il confronto con la realtà. e penso alle clave che non ho comprato per andare a sognare, alle serate brianzole di casino in cui non ho fatto bordello.


caso 2) ventiquattrenne, quindi 2------4.
il suddetto è il mio peluche notturno. è il mio non fidanzato. è quello che tutti pensano sia il mio ragazzo. quello con cui vado da ikea, quello che almeno in un modo o nell'altro ci si sente. quello che si sta ringuaiando con la stessa ragazza stronza e infame che lo ferirà ancora. che poi stronza e infame di che? è lui che glielo permette. il coglionazzo. quello che quando sta bene grossomodo si ricorda di me, quando sta male in genere lo fa. e intanto nella testa rotola la domanda. ma esattamente cosa non funziona e perchè non siamo insieme?

caso 3) ventiseienne ---- io (2 e 6)
io che non so che cazzo voglio. una vita che voglio uscire di casa . ora sono via da casa, casa che spakka, ma i coinquilini più sbagliati del mondo. possibilità di trasferirmi in un posto dove starei meglio e anche io mi trovo vittima come i due casi precedenti di una vigliaccheria senza nome verso la felicità, presa dal terrore di essere troppo felice e stare bene e non meritare molto. come trovarsi nella spirale di due lavori che più di tanto non mi danno fastidio, che però non sono neanche il massimo della mia aspirazione. o che comunque dovrei sbattermi un po' per arrivare a un livello per il quale sentirmi appena soddisfatta. ma non c'è motivazione, aspirazione. mi do tempo per nasare l'aria e capire dove voglio arrivare e come. ma la verità è che non ho un obiettivo ad oggi, e quindi trascino i giorni e cerco di lavorare e mettere soldi da parte. voglio suonare il violino, solo questo vorrei. e vorrei un ragazzo coraggioso, solare e che non abbia bisogno di essere egoista per amare.

che palle cazzo.

domenica 11 maggio 2008

...come se l'inverno non fosse mai esistito.

sotto i piedi l'erba, sulla testa il cielo scuro e le nuvole e le stelle. musica in levare e i pantaloni che vibrano davanti alla cassa dei bassi sotto al palco, una mano appoggiata a sentire la musica diventare parte della pancia e del cuore. il palco, le luci rosse e blu, corpi intorno che ballano e sentire la testa andare via in mille pezzettini diversi, vedere scomposti e rarefatti i pensieri, il cervello spolverato, odore buono di verde intorno, il fumo denso delle canne, lasciare il corpo che si muove e la mente altrove.

un cielo infinito sui prati della periferia di questa città materna e puttana insieme.

niente passato ne futuro, solo il tempo che intercorre tra l'entrata e l'uscita.