giovedì 29 maggio 2008

bici viola, maniglie, lune verdi e prati

sono sveglia senza rimedio dalle sette meno dieci. di dormire proprio non ce n'è.

ho i pensieri inceppati. non c'è verso. come quando mi si attacca la manica della t-shirt alla maniglia di una porta in casa e mi tira indietro e c'è quell'istante in cui non capisco bene come cosa quando mi abbia agganciato e vengo tirata all'indietro, ferma a dove stavo l'istante prima. al momento sto in quella fase della faccenda in cui ho capito che è la maniglia che mi ha catturato e un po' mi maledico perchè è idiota farsi agganciare dalla maniglia della porta e pensare che sia, che so, un drago sputafuoco appostato dietro l'angolo del corridoio.

che poi che male c'è ad incepparsi.

e invece pare non sia legale o non sia abbastanza cool alla mia età nel mio paese. va di moda lasciarsi scorrere le cose addosso. dà un tono di forza interiore o di sana frivolezza. invece è così bello perdersi a studiare le asperità della superficie del guscio delle persone.

bon.

ieri io e la mia bicicletta viola da donna avventuriere per la mia città. a parte il caldo all'andata, ottomila gradi centigradi mentre pedalavo e mi perdevo da paura e sudavo. la soddisfazione sta nel fatto che nonostante le cartine che si avvolgono regolarmente tra le mie mani intorno al golden virginia non mi si è mai spezzato il fiato. gran cosa. in compenso pensavo di collassare nel sole delle due di pomeriggio.
al ritorno decisamente meglio. un po' che erano le sette di sera, un po' che ho potuto sperimentare strade casuali per il ritorno prendermela comoda e godermi una prospettiva del tutto nuova e popolare... e insomma ho attraversato due parchi. tra un parco e l'altro, che erano l'unica parte del percorso che sapevo collocare nella toponomastica cittadina, per evitare consolari e strade strapiene di macchine enormi e dall'aspetto durissimo, mi sono fatta le parallele, strafottendomene di prendere i sensi unici al contrario o di infilarmi in piste ciclabili che probabilmente hanno visto molte più cacche di cani che bici in vita loro. il primo parco che ho attraversato era roba da pubblicità del kinder cereali, con la strada che passava in mezzo ai campi con l'erba alta nella luce del tramonto. come sempre gli scorci di aperta campagna improvvisi e demenziali che mi trovo intorno all'improvviso mi fanno sorridere e fischiettare a mente e pensare che mai città fu scelta più azzeccata per me.
il secondo parco, che è praticamente quasi dietro casa mia, è popolato da una quantità pazzesca di umanità assortita. il parco del kinder cereali è posto da famiglie in bicicletta, anziani a mucchietti, gente che corre. il secondo parco, invece, era pieno di pakistani e di altra umanità con la pelle scura, punkabbestia che cercavano il fresco sull'erba paglierina coi loro cani, umanità che correva ma con abbigliamento meno stiloso dei loro colleghi kindercereali. a un certo punto giro una curva del sentiero e mi trovo davanti una specie di visione da acido, una di quelle cose che non. c'è st'enorme luna, verde, sarà alta tipo come un piano di un palazzo o poco più, col bordo in metallo. seduti sopra, due punkabbestia si baciano. e io penso alle maniglie, alle porte, al momento di smarrimento di sentirsi agganciati e al mezzo sorriso idiota di non trovare un drago ma la maniglia della porta a tenermi ferma. penso che la luna gli piacerebbe, a questa maniglia qui. penso anche che non ci voglio pensare, tutto sommato, trascinata anche io nel mood di sono gggiovane, sono frivola, non mi affeziono a nessuno e scopo con tutti con enorme pace dell'anima e del cuore, che siamo nel duemilaotto e certe cazzate romantiche non tirano più.
e pedalo e sogno e fischietto e aspetto e mi godo la fine della giornata.

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