"Ma certe nostre sere hanno un colore
che non sapresti dire
sospese fra l'azzurro e l'amaranto
e vibrano di un ritmo lento, lento"
ginestra. mio padre che spiega alla me stessa di otto anni che le ginestre crescono solo in zone abbastanza poco inquinate. il set è un sentiero tra i boschi e i prati della provincia sud di roma.
la punto color ghiaccio e i suoi abitanti mi lasciano nel piazzale di una stazione periferica, che il pacchetto sicurezza ha dotato di esercito in mimetica e caramba. stranamente però, mi fa piacere che siano lì, data la desolazione del posto. se fare il biglietto del treno è un'aspettativa tutt'altro che realizzabile, trovare un distributore automatico con dell'acqua equivale grossomodo a trovare una fontanella a nairobi. per cui mi conquisto una sedia, poso zaino arancione e clave verdi su un sedile e tiro fuori il mio libro fiammante nuovo di donpasta, ancora odoroso di carta ruvida.
"e noi che le stiamo ad aspettare
noi le sappiamo prigioniere
come le onde del mare
come le stelle del mare"
grilli e profumo di campagna tiepida. per me è la sicilia, le serate nella campagna tra cinisi e terrasini, con la sola rete a separarmi dall'aeroporto di puntaraisi, che sostituiva nei giorni di scirocco la televisione in cui si vedeva solo italia sette (e infatti conservo la memoria di colpogrosso ad ore improponibili di insonnia e sudore). aerei che partivano e atterravano, la torre bianca e il mare, un barlume ancora di luce del sole che non si decideva ad andare a dormire, un tappeto sterminato di stelle. e i grilli furiosi a riempire l'aria del loro canto denso.
leggo e il tempo è risucchiato tra gli spazi delle parole del libro, e arriva il treno. un attimo prima leggevo della ricetta della pasta con le sarde, di palermo e della finocchiella selvatica e magicamente, in questo treno che attraversa la periferia della città, entra l'odore dei prati e della finocchiella, e allora come si fa a sentirsi stranieri in qualche posto? come si fa mentre il treno lento di mille stazioni fra i palazzi e le zone industriali mi riporta nella mia strada e nei miei momenti?
"Si muovono e c'incantano le ore
di certe nostre sere
e sanno di partenza e di tramonto
e di sorvolare lento, lento"
scendo alla stazione, forse la prima in cui dal treno scendono più di due o tre persone. scopro scorci della città di sera nel mio quartiere che non conoscevo ancora. una frutteria di pakistani aperta ancora alle nove e un quarto di sera. una gelateria di arabi con due tipi assolutamente romani che ci giocano a carte. l'aria della città è già torrida, dal fresco primaverile in due giorni si è passati alla lunga estate di qua. io sogno una chimica ma fresca heineken, che resta il mio viatico del ritorno a casa tradizionale. ora si tratta di guadagnare gli ultimi isolati, e la nostalgia che sento è quella di alzare lo sguardo in alto e vedere le stelle, come quando ero a casa dai miei genitori. quartiere di fuorisede questo, ragazzi alle finestre coi loro puntini arancioni che si illuminano nel buio, fra i posticipi insensati perchè, a quanto ho capito, il campionato è già vinto.
torno a casa, il tempo è quello giusto per la birra, un pezzo di pizza margherita comprata dall'egiziano, queste righe, e ora di nuovo trovo strada e bicicletta e occhi e persone.
"Si muovono e c'incantano le ore
di certe nostre sere
e sanno di partenza e di tramonto
e di sorvolare lento, lento"
strofe di gianmaria testa

Nessun commento:
Posta un commento