lunedì 11 gennaio 2010

il buco della serratura.

è una tentazione troppo forte, guardare un frammento della vita degli altri e cercare di partire da quel minimo scorcio per ricostruire un'esistenza, dei pensieri, dei progetti. da quel poco, da dettagli spezzati di una persona che si muove, e passa davanti al buco della serratura, inventare secondo la mia esperienza personale un io che non c'è, ma che io credo di vedere integro, con la presunzione di saper mettere insieme tutte le parti del disegno e capire tutto. non avere bisogno di chiedere e pensare che tutto sia limpido, connessioni lineari causa effetto lampanti nella mia mente.

mia
mente

senza pensare che è la mia a vedere cosa? una gamba che passa nuda di sfuggita in quello spazio minuscolo un lembo di vestito colorato che per un attimo riempie tutto ma non si sa cosa sia se una maglietta un calzino un paio di pantaloni un pezzetto di scarpa cappello mutande o solo una borsa che intercetta o accompagna o ostacola o colora la traiettoria di preparativi frenetici per una lezione un aperitivo l'arrivo di un amante la partenza per un viaggio il risveglio da una notte banale di sonno senza sogni?

delle vite degli altri, so poco anche di chi ho accanto. anche qui inciampo in una trappola mia, della mia testa, perchè è la mia eperienza a parlare. io non lascio vedere per prima, fuori di me, quello che sono. mi conoscono in pochi, sono quelli con cui so stare zitta ore e non sentirmi male, se voglio solo stare zitta.

gli altri si prendono la frivolezza e la gentilezza che riservo a chi, della mia stessa specie, sa passarmi leggero nella vita. altri ancora si prendono la mia sana, cubitale, ermetica indifferenza.

accostato l'occhio al buco di una serratura, per forzare il segreto dell'altro,che non si fa vedere, ad uscire fuori è un'arma spietata. poi bisogna convivere coi segreti svelati, in silenzio, e se sono fastidiosi lasciarli marcire dentro, o stupidamente o per leggerezza o superbia o orgoglio o debolezza, farli uscire e ammettere la vergogna di non aver resistito alle barriere silenziose e fragili di chi non nasconde, ma neppure decide di svelare o mostrare tutto.
svelare, già svelati, la nostra debolezza di dover controllare una vita che non si comprende del tutto.

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